Hospice Nicola Falde. Santa Maria Capua Vetere

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Hospice Nicola Falde. Primo Piano. Nei giardini che nessuno sa

mercoledì 30 aprile 2014

Trasmissione Border Nights. Si parla di Terapia Di Bella con la dottoressa Rita Brandi


A questo link la trasmissione Border Nights in cui si tratta della terapia Di Bella, con la dottoressa Rita Brandi, Oncologa
In studio anche Massimo Mazzucco, autore del documentario: "Cancro, le terapie proibite".

http://www.spreaker.com/user/bordernights/border-nights-puntata-116-18-03-2014


Intervista alla dottoressa Brandi (Metodo Di Bella MDB)


Come ho iniziato ad interessarmi della cura Di Bella.

Innanzitutto facciamo una premessa su come sono arrivato a questa terapia in cui ho messo anima e corpo, effettuando uno studio molto impegnativo; la terapia Di Bella infatti si basa su studi scientifici seri ma impegnativi da capire, perché lavora su fronti totalmente diversi da quelli tradizionali su cui lavorano la chemioterapia, la radioterapia o l’ormonoterapia. Il mio impegno parte da una tragedia familiare. E’ sempre una tragedia quando c’è una patologia come questa.




A partire da li ho studiato questa terapia, e ormai sono sedici anni che ho imparato a prescriverla, dopo aver maturato la convinzione che le terapie tradizionali sul cancro, purtroppo, non sempre rappresentano la giusta scelta terapeutica.
Si è trattato di fare una vera e propria battaglia, in cui talvolta ci sono voluti molto coraggio e determinazione, perché si trattava di subire attacchi molto violenti dalla categoria dei colleghi.
Il coraggio però me lo hanno dato i miei pazienti, i risultati positivi avuti sui malati che mi hanno convinto a studiarla ancora di più e impegnarmi ancora di più a cercare tutto ciò che possa inquinare meno possibile il nostro organismo.

Le terapie convenzionali e l’approccio della medicina convenzionale al tumore

Del resto il fallimento delle terapie tradizionali è testimoniato dai dati statistici riportati, ma anche dalla delusione e dalla sofferenza delle persone colpite che forse contano più dei numeri. Più studio le terapie biologiche e più mi accorgo come in molte altre nazioni, come la Germania, la Svizzera l’America, la Francia, le terapie alternative sono sempre più diffuse e questo fenomeno nasce dal fatto che le aspettative dei pazienti con la medicina tradizionale vengono disattese, perché le terapie tradizionali (anche se tanto decantate come le uniche terapie al mondo possibili), in realtà hanno dati statistici molto deludenti.
Di tumore si continua a morire. E risultati se ne vedono pochi. La chemioterapia poi viene somministrata anche in quei casi in cui è assolutamente certa la morte del paziente.
Io non voglio dire che bisogna distogliere completamente lo sguardo dalla chemioterapia o dalle altre cure, che per certi tipi di tumore hanno effetto. Il problema è in quali tipi. Le maggiori risposte si hanno nei tumori al testicolo, in certi linfomi in certi tipi di leucemia. E poi statistiche alla mano vorrei i dati di queste guarigioni tanto strombazzate in giro.

È bene non essere fanatici di una o l’altra terapia.
Bisogna essere obiettivi per cercare di capire quando è il caso di rinunciare a una terapia tradizionale, specie quando la patologia è particolarmente aggressiva o in stato avanzato, oppure quando il trattamento convenzionale ha degli svantaggi, dato che spesso gli effetti collaterali sono superiori a quelli positivi.
Per esempio nel tumore alla mammella spesso si ottengono buoni risultati, cosi nel cancro alla prostata.
Anche il professor Veronesi ha detto quello che sto dicendo io; la terapia ormonale nel cancro alla mammella è l’unica terapia veramente valida che possa dare una buona qualità di vita alla paziente e possa dare buoni risultati di guarigione.

I problemi delle terapie convenzionali. La sperimentazione degli anni 90.

La chemioterapia purtroppo ha questo problema, che nessun oncologo convenzionale potrebbe mai negare: essa ha la capacità, quando la cellula neoplastica viene a contatto col chemioterapico, di ridurre la malattia, anche se non sempre; ma il problema è che la parte residua della malattia rimarrà in una fase di latenza, e alla fine le cure renderanno le cellule sempre più resistenti al chemioterapico, sempre meno sensibili (è il fenomeno che prende nome di chemioresistenza).
Quando i pazienti arrivano da noi chiedendo terapie biologiche, ci troviamo di fronte a progressioni di malattia e chemioresistenza, cioè una situazione tragica molto vicina alla situazione in cui si trovarono i pazienti arruolati per quella sperimentazione bluff che venne fatta nel 1998. Si pretendeva cioè che la terapia Di Bella dovesse avere risultati significativi su pazienti in quelle condizioni. Inoltre una sperimentazione dovrebbe essere effettuata per anni, non in 3 mesi. Uno studio di tre mesi quando alla fine i pazienti morirono tutti, non avevano quindi più alternative terapeutiche, è un assurdo logico; e il fatto che fossero tutti morti in tre mesi la dice lunga sullo stato di salute di quei pazienti che vennero utilizzati per la sperimentazione.
Quella sperimentazione quindi dovrebbe essere annullata, tanto più che in quel periodo la squadra dei NAS sequestrò farmaci alterati dalla luce dall’acetone e dal calore, e per fortuna si tratta di una testimonianza ufficiale, sottoscritta dai NAS.
Che invece la terapia Di Bella abbia un fondamento lo dimostrano anche particolari come il fatto che La Roche e altre case farmaceutiche stanno effettuando sperimentazioni per formulare la somatostatina in compresse. La somatostatina è il cardine della terapia Di Bella, tanto che nel 1997 ci fu quasi una rivolta di piazza per protestare di fronte ai costi della somatostatina (ogni fiala costava 513 mila lire dell’epoca). Oggi invece costa pochi euro a fiala.

Effetti della terapia di Bella.

La qualità di vita del paziente migliora sempre.
Il paziente ha più forza e sta meglio di umore.
Il successo terapeutico in molti casi non prevede la guarigione ma la stabilizzazione che talvolta è già un buon risultato.
In certi casi però abbiamo delle remissioni, e ciò è documentato dalle TAC e dalla cartelle cliniche. Spesso i medici tradizionali si aggrappano, di fronte a queste evidenze di guarigioni o miglioramenti, a spiegazioni puerili come “si tratta di un effetto ritardato della chemioterapia” oppure, piuttosto che ammettere che la cura Di Bella ha avuto effetto, ci siamo sentiti dire che era “un miracolo”, o un “effetto della forza di volontà del paziente che ha messo in moto degli effetti ignoti alla scienza”.
Un’assurdità!
In certi casi mi è stato detto che carcinomi peritoneali spariti, cancri gastrici ridotti da 5 cm a due, tumori della mammella spariti, erano miracoli (e guarda caso sempre quando i pazienti facevano la terapia Di Bella).
Certo non su tutti i tumori abbiamo avuto risposte positive, da pubblicazione, specie se il paziente arriva in fase terminale o di chemioresistenza, in cui occorre accontentarsi di migliorare la prognosi.
Se invece il paziente arriva senza aver effettuato chemioterapia o radioterapia, cartelle cliniche alla mano, i risultati ci sono.

La chemioterapia va a distruggere anche i terreni sani, non avendo la capacità di distinguere tra cellula sana e malata. La terapia Di Bella si basa su presupposti scientifici non banali, va a lavorare sul sistema immunitario sull’ormone della crescita, sull’attività proapoptotica di alcuni farmaci; la Di Bella va a lavorare insomma sul terreno sano. Sembrano banali farmaci ma è una strategia complessa di vari farmaci (compreso un chemioterapico, sia pure in dosi minime e con effetti completamente diversi rispetto ai normali chemioterapici) che interagiscono tra loro con un criterio ben preciso, ma ben diverso rispetto a quello dei protocolli tradizionali.

A fine anno è stato pubblicato sulla rivista Neuroendcrinology il caso di 16 pazienti con tumore alla prostata che non erano stati operati, non radio trattati, non chemiottrattati, e si documenta la remissione completa a 5 anni dalla malattia. E’ un lavoro pubblicato dal figlio del professor Di Bella, e se è stato pubblicato questo studio su una rivista prestigiosa come Neuroendocrinology vuol dire che la documentazione portata a sostegno della ricerca è ineccepibile.

Importanza dell’alimentazione. Le ragioni dell’aumento dei tumori.

L’alimentazione è una cosa importantissima e ne sono fermamente convinta. I cibi devono essere alcalinizzanti perchè la cellula tumorale prolifera in ambiente acido.

Il tumore è una malattia multifattoriale. Predisposizione familiare, genetica, stimolazioni psicologiche, sistema immunitario, tutti fattori che accelerano l’evento cancro è stato provato ad esempio che lo stress è fortemente interferente sul sistema immunitario e diventa predisponente verso il fattore cancro. In tal senso la vera prevenzione del cancro è quella primaria, non la diagnosi precoce; la vera prevenzione nasce a tavola (Ippocrate diceva fa che il tuo cibo sia la tua medicina) il nostro corpo ha tutte le capacità che servono per lavorare al meglio e difenderci dalla malattie in modo naturale. Ovviamente occorre stare attenti al fumo, all’attività fisica, agli alcolici e fare una vita mentalmente sana. Dobbiamo cercare di essere sempre noi stessi, non subire, perché la frustrazione causa la malattia scatenando eventi patologici.
Molte donne ad esempio con il cancro alla mammella hanno frustrazioni o con la loro identità sessuale, o con problemi personali e psicologici.
Dovremmo vivere la nostra vita come se fosse oggi l’ultimo giorno che ci resta. Lottare per quello in cui si crede.
In tal senso le teorie di Hamer hanno la loro validità anche se non le ho studiate a fondo, anche perché a noi capitano spesso pazienti in fase avanzata dove non so quanto Hamer possa funzionare. Certamente però in tale teoria sono contenuti molti spunti validi.
Credo in realtà che ci sia un po’ di verità in ogni teoria.
La bravura del medico dovrebbe stare nel capire quando e come la singola terapia possa funzionare, senza ostinarsi ad applicare una tecnica o una teoria sempre e comunque.


Ricordiamo il sito della dottoressa Brandi. www.ritabrandi.it

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