Hospice Nicola Falde. Santa Maria Capua Vetere

Hospice Nicola Falde. Santa Maria Capua Vetere
Hospice Nicola Falde. Primo Piano. Nei giardini che nessuno sa

venerdì 2 maggio 2014

Intervista a Simona De Robertis


Pubblichiamo una parte (quella relativa al tumore) di una lunga intervista che Alfredo Cosco ha fatto a Simone De Robertis.
L'intervista completa si trova a questo link:





Che anno era?

Aprile 2013. Sono andata a fare una visita ginecologica di routine, la ginecologa mi ha controllata e mi ha spedita di corsa da un collega con una macchina ecografica migliore. Lui, a sua volta, mi ha mandata di corsa da un suo amico senologo, in un importantissimo ospedale di Milano. Un nome che rassicura.
La mattina in cui ho fatto la mammografia, mentre ero distesa sul lettino con mio marito in piedi accanto a me, le radiologhe guardando il monitor si dicevano: “Questa è messa male. Forse è anche inutile fare la mastectomia, perché certamente avrà già intaccato tutti gli altri organi”. Tutto questo, lo ripeto, davanti a me. Come se non fossi presente. Poi hanno chiamato il senologo al telefono e gli hanno ribadito più o meno le stesse cose. Infine mi hanno finalmente guardata, liquidandomi con un “ci rivediamo alle due e mezza per l’ago aspirato, veda di non fare tardi”.
Io sono uscita all’aperto e ricordo che era una giornata meravigliosa. Da un lato osservavo il cielo cristallino di quella intensa giornata di sole e, dall’altro, mi sentivo nuovamente risucchiata all’inferno. Pensavo ad Alice. Solo a lei. La promessa che le avevo fatto quando l’avevo tenuta in braccio la prima volta era stata: “Non ti sentirai mai sola. Ti proteggerò per sempre”. E, invece, stavo venendo meno alla mia promessa. Un dolore infinito, che dentro spacca tutto in pochissimi secondi.
Ricordo che ho chiamato una mia carissima amica e poi la mia psicologa. Poi ci siamo diretti verso un centro commerciale vicino e lì ho chiamato i miei genitori. Avevo bisogno di raccontarlo a più persone possibili affinché diventasse vero. Una cosa nuova da affrontare. Reale. Disastrosa. Senza possibilità di salvezza. Mi sentivo così stanca…
Una volta in macchina, protetta dagli sguardi altrui, ho avuto la forza di scoppiare a piangere disperata. Pochi mesi di vita sono pochi mesi di vita!
Qualche ora dopo ci hanno chiamati d’urgenza dall’ospedale. Il senologo era arrivato e voleva procedere subito. Mi hanno fatto l’ago aspirato e l’ecografia, dalla quale hanno appurato che gli altri organi non parevano intaccati. Mi hanno fatto l’ecografia all’altro seno e anche lui sembrava fosse a posto.
Ricordo la frase del senologo: “I linfonodi sembrano a posto, ma bisogna fare una mastectomia urgente”. Gli avevo chiesto se potessi tentare in qualche modo di ridurre la massa e di salvare il seno con chemioterapie o radioterapie, ma pareva non esserci alcuna possibilità in tal senso. Lui era stato lapidario:  “No, questa è l’unica strada possibile. E comunque bisogna sbrigarsi, perché il cancro cammina velocemente e lei rischia che in breve tempo si intacchino tutti gli organi”.
Solo successivamente, a fatto compiuto, ho scoperto che il modo per ridurre la massa c’era eccome (e da protocollo!) e che non bastano di certo una mammografia e un’ecografia per stabilire l’entità del tumore o il coinvolgimento linfonodale. Non mi hanno mai fatto una biopsia, una risonanza magnetica, una TAC o una PET. Non ho mai parlato con un oncologo. Mi hanno data per spacciata e io ho avuto fiducia in loro, perché il senologo aveva modi di fare gentili, affabili e assolutamente compiacenti, finché gli ha fatto comodo.
Ero così anestetizzata dalla paura, da vivere i miei giorni in una sorta di paralisi. Impossibile informarsi per capire se mi stessero dicendo la verità. Non ne avevo la forza.
Ricordo di una domenica pomeriggio in cui ho portato Alice, insieme ad altre mamme e sue compagne, ad assistere al cinema all’anteprima di Violetta. Lei era seduta poco distante da me, insieme alle sue amiche. Cantava, sorrideva e ballava al ritmo della musica. Felice. Osservavo lo schermo e poi lei e mi ripetevo senza sosta: “Dio, ti prego, non portarmi via. Come farà quando sarà adolescente e vivrà le sue prime delusioni d’amore, senza di me? A chi ne parlerà? Come farò a consolarla se non sarò più qui, accanto a lei?”. Ero disperata. Lei era felice ed io piangevo, in silenzio. Piangevo e basta.
Eravamo a fine aprile. Il due maggio ero all’ospedale per eseguire tutti gli esami pre-operatori, dopo che il senologo mi aveva promesso che col sistema sanitario nazionale sarei passata nell’arco di una settimana. Mentre facevo gli esami l’ho chiamato su cellulare per conoscere i tempi e lui mi ha detto: “No no, guarda che ho sbagliato. In realtà ci vorrà almeno un mese di attesa”. Io ero con i miei genitori che, disperati più di me, hanno abboccato dicendomi di chiedergli di poter pagare per procedere subito. Risposta rapida: “Diciassettemila euro e domani ti operiamo”.
Col senno di poi, mi chiedo… Se si pensava che i linfonodi non fossero coinvolti (quando invece lo erano), come facevano a stabilire l’entità del mio tumore, se oltretutto non hanno mai fatto alcun accertamento clinico? Come mai, pagando, il posto per me è saltato fuori subito?

-Ricordo che il professore Di Bella diceva che il cancro è la malattia più ricca che c’è, perché le persone sono disposte a pagare tantissimo, a dare tutto quello che possono dare, per avere una speranza. E a quanto pare, molti dottori questo lo hanno capito bene, e si comportano di conseguenza.. un po’ come si fa con le estorsioni…

Infatti mi hanno operata il giorno dopo. Sono arrivata a digiuno verso le otto. Mi hanno iniettato un liquido di contrasto per vedere se erano attivi i linfonodi in sede operatoria. Mi hanno poi operata la sera tardi. Praticamente ho dovuto attendere, nell’ansia e a digiuno, un’intera giornata. Poi, verso sera, sono venuti a prendermi. Dopodiché, a operazione ultimata, un infermiere mi ha riportato in camera. Saranno state le ventuno.
Prima che io fossi portata in camera, il senologo ha raggiunto i miei genitori dicendo loro che era andato tutto bene, che il primo linfonodo era intaccato, il secondo solo un pochino e il terzo era solo un po’ sporco di grasso.
Quando dopo la mastectomia sono stata riportata in camera, l’espansore sotto il muscolo mi faceva così male che respiravo e svenivo. Ovviamente anche di questo nessuno mi aveva avvisata e, fra l’altro, non mi avevano neanche detto che esistono tecniche operatorie che ti fanno uscire dalla sala operatoria col seno già ricostruito.

-Insomma, molte delle cose che dovrebbero essere dette al paziente, non vengono dette.

Non c’è informazione, perché devono agire in fretta, giocando sulla paura dell’altro. Solo così il cliente resta dentro, disinformato e passivo. Come puoi davvero valutare le cose? Come puoi cercare di capire di più? Io facevo molte domande, ma era difficile ottenere risposte chiare. Mi sorridevano e mi mostravano tutte strade sbarrate e io mi sono stupidamente fidata. Anche perché, insieme a me, dovevo anche supportare chiunque mi circondasse. I miei genitori e mio marito, anziché sostenermi o informarsi, rischiavano di crollare addirittura prima di me.
In quella frenesia, poi, non hai tempo per pensare né testa per informarti e scegliere diversamente, perché ti dicono che devi toglierti il cancro il prima possibile, altrimenti intaccherà tutto e per te sarà la fine.
Tieni anche conto che, salvo mia nonna che si è ammalata quando Internet era praticamente agli esordi e pareva che le cure tradizionali fossero l’unica opzione possibile, io sono la prima che si è ammalata di cancro di tutta la mia numerosissima famiglia. Quindi la notizia è stata davvero devastante e disorientante.
Per tre giorni sono rimasta in ospedale, sempre assistita da qualcuno della mia famiglia, perché non riuscivo neppure a girarmi per prendere un bicchiere d’acqua. Anche muovere il collo o respirare mi procurava dolori così lancinanti che rischiavo ogni volta di svenire. Ricordo che, quando dovevo alzarmi dal letto per andare in bagno o mangiare, provavo un dolore talmente devastante da dover fare uno scatto rapido in avanti e gridare per riuscire a tirarmi su. Io che, come dicevo, il dolore lo controllo benissimo.
Quando i medici venivano a visitarmi e parlavo di questo dolore assurdo, a volte non mi ascoltavano né rispondevano, altre minimizzavano dicendomi che stavo esagerando. Sarà… ma da allora non sono più riuscita a dormire sdraiata. Dormo seduta. E la schiena sta cominciando a dare seri problemi.
Sono uscita dall’ospedale con due drenaggi e sono andata a prendere Alice fuori da scuola. Desideravo mi vedesse stare bene. Dopo qualche giorno, dopo mie continue insistenze con il senologo, sono andata a fare la PET total body. Per fortuna era tutto a posto. Ho fatto quell’esame tremando per le fitte. Ricordo che mi battevano i denti e mi uscivano le lacrime dal male, mentre ero sdraiata. Fitte allucinanti. Mi hanno dovuta aiutare sia per sdraiarmi, sia per alzarmi. Ho poi cercato i chirurghi per spiegare il mio dolore, ma l’unica cosa che mi sono sentita dire è che era del tutto impossibile che io stessi così male. Non ho insistito. Ero arresa. Ero già morta.
Nei giorni successivi hanno cominciato a togliermi un drenaggio. Il secondo a distanza di un mese.
Dopo ciò che era stato detto ai miei genitori sui linfonodi e col fatto che neppure volevano sottopormi ad una PET, credevo ingenuamente che a livello tumorale non ci fossero più problemi. Dopo alcuni giorni, invece, mi ha telefonato il senologo dicendomi che il tumore era esteso e c’erano già nove linfonodi coinvolti sui dodici prelevati, di primo e secondo livello. Io ho risposto: “Scusa, ma non me ne avevate tolti solo due?”. Lui ha risposto dicendomi che i miei genitori non avevano capito niente. Poi ha aggiunto: “Guarda, devi fare 8 chemioterapie, una quarantina di sedute di radioterapia e 3-5 anni di cura ormonale. Forse 10. Vieni tra due giorni, così ne parliamo”.
Ci siamo dati appuntamento e, quel giorno, mi sono presentata con mio padre e mio marito. Il senologo ha ribadito tutto e ci ha consegnato il foglio con tutte le caratteristiche del mio tumore, aggiungendo: “E non ascoltare ciò che ti diranno gli oncologi, perché si sa che sono tutti stronzi”. Lì ho capito la gravità del mio cancro, perché nessuno mi spiegava mai niente. Mio padre, in quel frangente, gli ha ricordato che a lui e mia madre era stata comunicata tutt’altra cosa subito dopo l’operazione, ma il senologo ha continuato a negare.
A tutta questa assenza di informazioni e confusione, aggiungo il fatto che spesso mi consegnavano moduli sbagliati, dove sostituivano il mio nome o cognome a quelli di un’altra donna. È accaduto quando ho chiesto il foglio per ottenere il codice 048, quando ho dovuto firmare alcune liberatorie e anche durante una delle mie due chemioterapie.
Con tutti i dati sul mio tumore, dato che nessuno mi spiegava mai nulla, qualcosa ha cominciato a muoversi dentro di me. Il bisogno di capire. Così ho avviato la mia ricerca su Internet, scoprendo che la mia situazione era davvero seria. Leggendo in alcuni forum di donne disperate per le conseguenze operatorie, la chemioterapia, la cura ormonale, le recidive e le metastasi, mi sono ritrovata davanti a tanti, troppi necrologi. Era come precipitare all’inferno.
Ricordo che chiedevo al senologo – mio unico punto di riferimento da sempre – informazioni sulla gravità del mio cancro, ma non ottenevo mai alcuna risposta sensata. Ho così trovato un radiologo esterno all’ospedale e sono andata a parlarci una domenica pomeriggio, scoprendo che nei casi come il mio solo il 25% delle donne sopravvive ai 5 anni. Pare strano ciò che sto per dire, ma per me che mi sentivo ormai morta, quella percentuale era infinitamente grande! 25% di possibilità di farcela = 25% di possibilità di poter crescere Alice!
Poi mi hanno fissato il primo incontro con l’oncologa, che mi ha parlato della chemioterapia e dei suoi effetti collaterali, come il vomito e la caduta dei capelli. Mi ha raccontato di come la terapia ormonale mi avrebbe indotto una menopausa anticipata, nella quale sarei certamente rimasta anche dopo il trattamento. Quando le ho detto che avrei voluto avere un altro figlio, mi ha risposto che esisteva la crioconservazione assistita, ma che non me ne avevano parlato perché per protocollo la spiegavano solo alle donne entro i 39 anni di età. Peccato io ne avessi compiuti 40 da una manciata di mesi. Nuova disinformazione.
A quel punto mancavano pochi giorni alla prima chemio. Forse una decina. Mi ha quindi spedita dalla ginecologa dell’ospedale, affinché potessi capire se fosse ancora possibile praticarla a me. Anche in questo caso, tutto è avvenuto in modo molto confuso e in estrema fretta. La ginecologa in 5 minuti mi ha visitata, mi ha parlato di pastiglie e iniezioni da fare e mi ha consegnato un foglio da firmare. Una volta tornata a casa l’ho letto, scoprendo che firmando quel foglio assolvevo l’ospedale da qualsiasi responsabilità, poiché per praticare la crioconservazione avrebbero dovuto somministrarmi un farmaco ormonale pericoloso in caso di cancro al seno come il mio.
Sono seguiti giorni terribili. Attendevo il ciclo e non arrivava. Ponevo domande via email, negavano quanto riportato sul foglio che avrei dovuto firmare e mi sentivo sempre più confusa. Ho scoperto soltanto dopo che avrei dovuto acquistare e fare quelle iniezioni per velocizzare i tempi per la crioconservazione ma, anche questa volta, nessuno era stato in grado di parlarmi lentamente, in modo chiaro e in assoluta trasparenza. Ho quindi inghiottito l’ennesimo boccone amaro e ho rinunciato a tutto.

-Quindi iniziasti la chemioterapia..

Si. Il giorno della prima chemioterapia, l’11 giugno 2013, c’era un’altra oncologa ad attenderci. Ci ha accolti insieme ad una sua assistente.
Ad un certo punto, mentre compilava alcuni moduli al terminale, ha esclamato: “Ah, vedo che alla fine non l’avete fatta la crioconservazione!”. Io ho annuito, mentre mio marito ha manifestato il suo disappunto circa l’assenza di informazioni e l’impossibilità di fare tutto con calma, nei tempi che normalmente vengono riservati alle altre pazienti.
L’oncologa si è girata verso la collega e, parlando con lei anziché con noi, le ha sostanzialmente detto con feroce tono ironico che tanto non avrei avuto il tempo di usarli e che, quindi, sostanzialmente sarebbe cambiato ben poco. Lì per lì non ci ho fatto caso. Tutte le mie energie erano concentrate su quanto stavo per affrontare. Non avevo minimamente idea di cosa sarebbe accaduto, di cosa avrei dovuto fare, di quanto sarebbe durata, di dove mi avrebbero messa per iniettarmi la chemio. In quel momento l’unica cosa che per me contava era ciò che mi stavo preparando ad affrontare perché, ancora una volta, nessuno si era preso la briga di prepararmi rassicurandomi quantomeno sul fronte delle azioni pratiche da svolgere.
Dopo la chemio, usciti dall’ospedale, mio marito è però scoppiato a piangere. E, successivamente a qualche domanda, ho compreso la ragione. Mi davano per spacciata e, a differenza mia, la sua messa a fuoco sulla ferocia dell’oncologa era stata immediata.

-Come fu l’impatto con la chemio?

Al ritorno a casa mia figlia non c’era. Alice, per fortuna, non è mai stata presente nei miei giorni post-chemio. Credo che sia stata la scelta giusta, stante come mi riducevano quelle iniezioni di veleno. Non le ho mai nascosto nulla. Mi ha chiesto di vedermi nuda ed io l’ho accontentata serenamente. Sapeva che avrei perso i capelli ed è venuta con me dal parrucchiere quando li ho rasati. Ma farle assistere a tutto quel dolore era per me inammissibile. Quella volta, per fortuna, eravamo riusciti a mandarla dai nonni.
Ho passato 7 giorni raggomitolata nel divano, persa nel suo blu e con una sensazione di veleno nero che mi spaccava dentro. Tentavo di uscire di casa per inalare aria pulita, ma barcollavo e provavo un estremo fastidio per tutti gli odori. Era come se ogni luogo e ogni cosa avesse assunto un olezzo eccessivamente forte, che mi entrava nelle narici e mi faceva venire voglia di vomitare l’anima. Non ho mangiato né bevuto per giorni. Sentivo gli organi che si spaccavano e piangevano. “L’urlo” di Munch. La chemioterapia, per me, è esattamente in quel quadro.
Qualcosa cominciava a stridere, dentro di me. Ma non riuscivo ancora a metterlo a fuoco.
Ricordo che passavo dal divano al letto con il fazzoletto della Madonna di Medjugorie sempre addosso. Ricordo che pregavo lei e chiamavo mio zio e i miei nonni, chiedendo loro di darmi la forza di resistere e di sperare. Ricordo che, con il cellulare e i conati di vomito, cercavo tutte le informazioni possibili via Internet sulla terapia ormonale, la menopausa, l’affido e l’adozione.

-Una forma di avvelenamento

Un vero e proprio avvelenamento. Il week-end successivo alla prima chemio era il compleanno di Alice e sono andata alla sua festa pallida come un cencio. Dopo quindici giorni ho cominciato a perdere i capelli. Alice sapeva che sarebbe accaduto. Le ho spiegato cos’era il cancro, le ho spiegato perché dovevano togliermi il seno, le ho spiegato perché mi sarebbero caduti i capelli e che sarebbero ricresciuti. E ho cominciato a perderli mentre lei era in montagna dai nonni. Ricordo che li perdevo a ciocche e dappertutto. Ero andata a trovarla un week-end, avevo dormito con lei nel lettone e ci siamo svegliate con tutti i miei capelli sparsi sulle federe e fra le lenzuola. Erano ovunque. L’ho rassicurata, dicendole che sapevamo che sarebbe accaduto e che io ero molto serena.
Rientrata a Milano, li ho rasati completamente e ho cominciato ad indossare una cuffia nella quotidianità e una parrucca durante le riunioni con i clienti. Una parrucca identica ai miei, su misura e fatta benissimo, ma che ho sempre detestato.
La seconda chemio l’ho fatta il 2 luglio. Anche in questo caso, Alice per fortuna era via.
Siamo stati accolti dall’assistente che era insieme all’oncologa l’11 giugno. Ricordo che la visita era stata molto frettolosa e che neppure mi aveva pesata così, mentre già ci stava mandando via, le avevo detto: “Scusi, io so che le dosi che mi somministrate ammazzerebbero un cane di taglia media in tre minuti. Dato che definite le dosi a seconda del peso del paziente e ho perso più di 5 kg in 15 giorni, non vuole pesarmi per capire il giusto dosaggio?”.
Lei mi ha guardata e mi ha risposto: “Guardi, per noi le variazioni che influiscono sono del 30%. Inoltre non si preoccupi, tra la chemio, le schifezze che noi donne mangiamo per tirarci su di morale in questi momenti e le cure ormonali che dovrà fare, al termine degli 8 cicli sarà ingrassata di almeno 20 chili”. Tutto questo, ridendomi in faccia. Io e mio marito eravamo allibiti.
Così ho ribattuto: “Io sono diventata vegana, non sto mangiando schifezze, assumo l’aloe e altri prodotti omeopatici. Dovete assolutamente informare le persone sotto chemio, perché è fondamentale che non mangino zuccheri e che tengano il ph basico. Sono stata ad un convegno di Berrino. Perché voi non dite nulla ai pazienti? Perché non chiedete nulla su quanto facciano insieme alla chemio? Come fate a sapere se un paziente guarisce grazie alle vostre cure o a ciò che collateralmente fa, se non gli chiedete niente?”.
Lei mi ha guardato e, con tono lapidario e sprezzante, ha risposto: “Perché per noi sono tutte cazzate”. Io ho riabbassato la testa e mi sono preparata psicologicamente per la seconda dose… ma tutto cominciava a scricchiolare rumorosamente dentro di me.

-A volte è difficile dire se in certe persone è maggiore la volgare arroganza o l’incredibile ignoranza.

Loro hanno bisogno che i pazienti restino assolutamente ignoranti e passivi. Appena alzi un pochino la testa, ti umiliano e ti ridono in faccia nonostante il dramma che stai vivendo. E ti inviano quei messaggi proprio per farti capire che, se non resti remissiva, loro sapranno come farti stare ancora peggio. Questa è la strategia.
Comunque, anche dopo questa seconda chemio sono stata malissimo. Più di prima. Non riuscivo neppure a parlare al telefono con Alice.

-E dovevi vedertela anche col dolore lancinante al seno.

Infatti. Mentre facevo le chemio andavo a farmi gonfiare l’espansore. E, puntualmente, raccontavo del dolore lancinante che provavo. Le loro risposte, però, erano sempre le stesse. Era impossibile e stavo esagerando. Raccontavo che sentivo i liquidi caldi e freddi che scendevano nella parte sinistra del mio corpo, ma, naturalmente, mi si diceva che inventavo le cose.
Ad ogni espansione, poi, ribadivano che la ricostruzione sarebbe venuta da schifo a causa di come il mio corpo stava reagendo e che non avrei più potuto indossare un reggiseno o un costume normali.

-In perfetta coerenza con lo stile brutale della precedente dichiarazione che hai citato prima.

Sì… quella per me fu però l’ultima chemio. Oltre alla chemio mi era stata fatta anche un’iniezione di Decapeptyl, per togliermi il ciclo. Comunque sia, appena terminati gli effetti collaterali della seconda iniezione di veleno, ho deciso che non ne avrei più fatte e che avrei piuttosto preferito morire dignitosamente. Mi chiedevo: “Come può una cosa del genere salvarti la vita? Loro mi stanno ammazzando!”.
Ricordo che Alice era in vacanza, in un maneggio in Trentino. Ho sfruttato quella settimana per studiare. Era come se mi fossi nuovamente impossessata della mia vita. Studiavo come una pazza, giravo in Internet, acquistavo e divoravo libri, guardavo video. Trovavo un’informazione, la intrecciavo con un’altra e poi mi collegavo ad infinite altre cose. E ho cominciato a comprendere che tutto quello che volevano farmi era cancerogeno. Ti “curano” il cancro con cose che lo innescano. Quale assurdità? Ad un certo punto mi sono imbattuta in un video di Pantellini e lì è stata davvero la svolta.

-Gianfranco Valsé Pantellini, l’ideatore dell’ascorbato di potassio.

Sì… Quando ho guardato quel video… è stato… non so spiegarti. Era come se lo stesse dicendo proprio a me. Era come se Pantellini fosse vivo, nella mia stanza e mi stesse dicendo: “Questa è la strada che devi seguire”. Ho già detto in precedenza che io “sento”. Di cose strane me ne sono capitate parecchie. Ebbene, quel giorno – potrò sembrarti pazza – Pantellini era insieme a me. Ho visualizzato la sua sagoma nella stanza. Ho sentito la sua energia inondare l’ambiente. Era come averlo di fronte, a parlarmi.
Ho quindi scritto una mail e poi chiamato la Fondazione Pantellini, dove ho interagito con persone meravigliosamente sensibili. Prima di sapere quale schema dovessi avviare, sono andata in farmacia ad ordinare l’ascorbato di potassio con ribosio e ho cominciato a prendere subito le bustine, comunicando all’oncologa che avevo conosciuto la prima volta e al senologo che non avrei continuato la chemioterapia.
L’oncologa, dopo che attendevo da settimane di poterle parlare decentemente, guarda caso mi ha chiesto subito di raggiungerla in ospedale. Precedentemente, quando ancora non riuscivo a prendere una decisione ma mi ero già interiormente distaccata dalla possibilità di continuare la chemio e tutte le terapie da protocollo, le avevo mandato una serie di email in cui le chiedevo di farmi capire i reali vantaggi di chemio, radio e cura ormonale. Lei mi aveva risposto frettolosamente, dicendomi che certamente erano terapie pesanti, ma che nessuno poteva darmi alcuna certezza sulla loro validità. Improvvisamente, qualche minuto dopo la mia email di abbandono, esistevo e lei era diventata “disponibile a interagire con me”.
Il senologo mi ha invece chiamata immediatamente, dicendomi che altre donne fanno la mia stessa scelta e, poi, incrociandomi in ospedale per le varie espansioni, ha cominciato addirittura a far finta di non vedermi. Non ero più una cliente da fidelizzare!
Prima di partire per le ferie e cominciare lo schema Pantellini, sono andata ancora una volta in ospedale per farmi fare l’ultima espansione e, anche in quella occasione, mi sono sentita dire che il mio seno sarebbe venuto da schifo. Così, anche su questo fronte, ho cominciato a studiare. Ho cercato informazioni e possibili chirurghi da incontrare al rientro dalle vacanze e ho avviato un accurato approfondimento sulle varie tecniche chirurgiche. Praticamente ho continuato ad informarmi senza tregua tutta l’estate.
Mi sono ad esempio messa in contatto con la meravigliosa dottoressa Anna Maria Buzzi, per ricevere informazioni sul vaccino CRM197, che ho poi cominciato a settembre. E lei è stata di un’umanità preziosissima e incredibile, in un universo per me ormai popolato solo da persone ciniche e umanamente incomprensibili.

-Di che si tratta?

È un vaccino che usavano in Italia, vietato dal ’97, credo. Ovviamente lo stanno sperimentando in Giappone con successo. In pratica, si tratta di una molecola derivata dalla tossina difterica, con proprietà antitumorali e capace di provocare una reazione immunitaria. Si fanno sei iniezioni sottopancia, a giorni alterni. Poi quattro richiami ogni due mesi. Praticamente, la sostanza che ti iniettano si deposita sulle cellule cancerogene e le rende visibili a quelle del sistema immunitario, che le attaccano e le fagocitano.

-Interessante. Hai approfondito altre strade?

Certamente! Ricordo di un sms che ho inviato a Giovanni Puccio che, senza sapere chi fossi, a distanza di poche ore mi ha chiamata mentre era in ferie. Il 13 agosto. Ricordo perfettamente la sua voce. Ricordo che mi ha dato una forza incredibile la sua determinazione nel farsi carico della mia guarigione attraverso la sua terapia Crap. E, anche verso di lui, ho sentito un richiamo interiore fortissimo. Da subito. Giovanni è una persona meravigliosa. Ha messo a punto un protocollo con le sue sole forze, senza mai guadagnare un solo centesimo dai pazienti. Per me è stato un faro nel buio e devo dire che, nei suoi confronti, provo un affetto immenso.
Ho trascorso l’estate studiando, nutrendomi bene, facendo ginnastica, prendendo sole e andando in giro pelata, perché non mi vergognavo affatto della mia condizione. Le persone mi guardavano, ma non m’importava nulla. In un paio di occasioni, mentre ero sola, mi è capitato di essere avvicinata ed essere abbracciata sentendomi dire da altre donne: “So cosa stai provando”.
Lì ho capito che dovevo attivarmi personalmente per diffondere la mia storia e il mio messaggio, mettendomi a nudo… perché soltanto così avrei potuto aiutare altre persone disperate come lo ero io all’inizio.

-Il profondo legame di cuore che unisce chi ha attraversato sofferenze simili..

Proprio così. E Facebook è stato fondamentale. Dapprima ho interagito nella pagina della Fondazione Pantellini. Poi, dato che le conversazioni si aprivano su tematiche molto diverse da quelle previste, insieme alla mia amica Ina Door abbiamo fondato il gruppo “Quelli che… il cancro lo curo a modo mio”. Poi ho deciso che dovevo espormi anche in prima persona e, quindi, oltre a gestire il gruppo ho cominciato a raccontare sempre cosa mi capita, cosa scopro e come sto tentando di curarmi nel Mio Diario.
Le persone che mi scrivono e mi telefonano sono tantissime. Io ci definisco “diversamente sani”, perché è così che mi sento. Il cancro è una malattia terribile, ma impari anche a conviverci. Il punto è riuscire ad avere a che fare con terapie “buone” e persone che dimostrano di volerti salvare. Viceversa, è la mente stessa a decidere che sei spacciata.
Comunque, al ritorno dalle vacanze ho sostituito le iniezioni Pantellini alle flebo e ho integrato man mano il vaccino CRM197 e la Crap. Poi mi sono messa in contatto con un medico che somministra la terapia del Vischio e ho cominciato anche quella. Inoltre assumo melatonina, curcuma, vitamina C, CellFood e Bicarbonato.
Appena mi sarò operata vorrei anche raggiungere Salvatore Paladino, per curarmi attraverso il Digiuno Terapeutico. Consiglio a chiunque mi legga di cercarlo su Facebook e su YouTube. Io sono andata a conoscerlo e posso assicurarti che è un uomo indescrivibilmente “oltre”. Con il suo assistente, aiutano (e guariscono) tantissime persone, spesso a distanza e in modo completamente gratuito.
Comunque… ad oggi prendo tantissime cose che aiutano l’organismo e non lo annientano. Sto facendo tutti gli esami e i controlli e per ora va tutto bene. Certo, è passato ancora pochissimo tempo… ma io non ho nessuna intenzione di mollare. Desidero crescere Alice e, se possibile, tornare ad essere mamma. Lo allatterò con un seno solo. Pazienza. Oppure lo nutrirò col cuore, che di certo è ricco di tutti i migliori nutrienti possibili.

-Come hai proceduto relativamente al seno?

Sono andata da vari chirurghi, al rientro dalle ferie. Molti li ho anche contattati via email, inviando le mie foto. Tutti mi hanno detto apertamente che in ospedale hanno fatto uno scempio e che sarà difficilissimo riuscire a ricostruirmi. Non sanno a quale tecnica appellarsi.
Insomma, ho pagato 17.000 euro per finire nelle mani di persone incapaci, che però compaiono su articoli altisonanti online, spacciandosi per guru della chirurgia plastica. Tutte balle.
Hanno sbagliato forma dell’espansore, formato e posizionamento. Hanno scavato così tanto da togliermi tutto lo strato di grasso. Così, attraverso la pelle del seno ora si vedono tutti i dettagli e le cuciture della plastica sottostante. Hanno sbagliato davvero tutto ma, chiaramente, durante le espansioni imputavano la colpa a me.
L’espansore sale verso l’alto e ruota dentro l’ascella. Ha creato un’infiammazione tale che persino respirare mi procura un dolore incredibile e sta determinando la formazione di nuovi noduli. La mia fortuna è quella di riuscire a volte a staccare la testa e a trovare un po’ di tregua, anche se le fitte ogni tanto mi obbligano a tornare a sentire.
L’ospedale non solo ha avuto un atteggiamento vergognoso, ma mi ha anche gravemente danneggiata fisicamente. Tra parentesi, quando ho deciso di abbandonare questo ospedale e sono andata in un altro, ho parlato con un’oncologa che mi ha riferito che non c’è evidenza scientifica sul fatto che le chemioterapie servano in un cancro come il mio e che, se fossi stata in cura da loro, certamente mi avrebbero consigliato di farne solo 4, lasciandomi poi la libertà di decidere. E sai cosa è successo quando ho comunicato questa cosa al senologo dell’ospedale in cui sono stata operata? Che mi ha convocata per dirmi, sempre davanti a mio marito, che anche lui me l’aveva suggerito sotto banco, ma che io non me lo ricordavo! Fanno pena. Davvero.
Comunque… sapevo che non avrei più potuto tornare come prima, ma speravo di poter ottenere quantomeno una di quelle ricostruzioni che vedo online e che tutto sommato trovo dignitose. Ora sarò invece obbligata a ricorrere ad una tecnica che si chiama Diep (che dura 8 ore, nella quale usano un pezzo della pancia per ricreare il seno e che obbliga a cucire alcune vene affinché il lembo di grasso e pelle venga irrorato, altrimenti va in necrosi e si perde tutto) o ad andare all’estero, per ricorrere alle staminali o ad altre tecniche che qui non mi propongono. E devo sbrigarmi, perché il mio corpo sta tentando di espellere questo schifosissimo oggetto di plastica in ogni modo possibile.
Fra i medici preziosi che ho incontrato lungo il mio cammino, non ringrazierò mai abbastanza il dottor Andrea Spano… che dopo avermi visitata la prima volta mi ha praticamente presa per mano e seguita nel corso di tutte le mie espansioni. Senza di lui mi sarei trovata letteralmente sola e disperata.
Ancora oggi sta tentando di aiutarmi a risolvere lo scempio compiuto con un’umanità, una gentilezza e una professionalità rarissime. Davvero. Senza mai giudicare le mie scelte terapeutiche o spingere – come altri hanno fatto – su soluzioni a pagamento. Facendomi sempre riflettere affinché emergesse ciò che io desidero e non ciò che è di sua competenza. Una persona rarissima, puoi credermi.
Ho poi mandato un sms al capo chirurgo dell’ospedale in cui ho fatto la mastectomia, qualche mese fa. Il testo diceva semplicemente: “Guardi, mi avete operata malissimo e poi lasciata sola. Avete fatto un lavoro terribile, che mi sta procurando dolori infernali. Per me ormai non c’è più nulla da fare, ma sono preoccupata per le altre donne che finiranno sotto le mani della chirurga che mi ha conciata così e che poi dovranno sopportare tutto ciò che sto patendo io, magari senza avere neppure la possibilità di informarsi e di capire come risolvere”.
Lui mi ha risposto: “Beh, non so neppure chi sia lei”.
E io gli ho risposto: “Mi chiamo Simona De Robertis. Le sue chirurghe si ricorderanno sicuramente di me, perché sanno benissimo di avermi rovinata. Tra l’altro, ho anche scritto loro una email alla quale non si sono neppure degnate di rispondere. Se mi fornisce la sua email, le mando le foto. Così capirà”.

-Brava per la forza morale di scrivere queste cose, di non “lasciare perdere”..

Beh, verso sera il capo chirurgo mi ha chiamata. Di lui e della sua equipe trovi online articoli meravigliosi, eh? Mi sono sentita dire: “Buonasera, ho parlato con le mie chirurghe e dal nostro punto di vista la sua situazione fisica è assolutamente normale”. E io: “No, guardi, normale non direi proprio. Se lavorate sempre così, forse è bene che cambiate mestiere. Ho girato chirurghi a Verona, Milano, Roma e inviato le mie foto a chiunque. Tutti rimangono allibiti per lo scempio e il dolore visibile ad occhio nudo”. A quel punto lui mi ha risposto: “Non è colpa nostra se si è fatta venire un tumore devastante. Signora, guardi, se sta pensando di cercare alleati sappia che io vado a cena con tutti e che non troverà nessuno disposto a testimoniare per lei o a difenderla. Se anche volesse metterci nei guai, farà soltanto la figura della cretina”.

-Una risposta in stile mafioso..

Io, però, me ne frego. Così gli ho risposto: “Bene, se dice così, vuol dire che ho proprio ragione”.  E lui: “Guardi, lei dovrebbe soltanto essere grata per il fatto che sto perdendo tempo a chiamarla”. E io: “Guardi che invece sono io che sto perdendo tempo ad ascoltare lei, ed è pertanto lei che deve ringraziare me”.
Quindi farò causa, perché ritengo sia il solo modo per poterne parlare e proteggere altre donne. Inoltre non so proprio dove troverò i soldi che mi serviranno per la ricostruzione plastica e ritengo spetti a loro questo onere.
Aveva ragione lui, però. Tutti i chirurghi che ho incontrato rifiutano di scrivere un semplicissimo esito di visita, dopo che capiscono da dove proviene lo scempio. E anche i medici legali non scherzano, perché amicizie e conflitti di interessi in questo campo sono davvero infiniti. Forse, però, finalmente sono sulla strada giusta. Vedremo.
Certamente, tutta la situazione è stata davvero vergognosa. Tutta.

-E su questo, Simona, non c’è nessun dubbio…

E comunque, Simona, in te si percepisce una energia, una forza interiore rare.
La mia psicoterapeuta dice che ho una resilienza e un entusiasmo che sono al di fuori del comune. Io penso che queste due caratteristiche derivino dalle mia esperienze di vita. Cado, mi faccio terribilmente male, ma mi rialzo sempre.

-Grazie Simona. In bocca al lupo per tutto.

Grazie a te per avermi dato voce! Spero che la mia storia possa servire ad altre persone. Lo spero tanto. E spero, un domani, di poterle aiutare non solo attraverso il Gruppo di Facebook, ma anche con il mio Counseling.

10 commenti:

  1. mia moglie è stato colpito da cancro alla tiroide quarta fase è stata confermata, il medico mi ha detto che non era proprio quello che poteva fare, dato che non mi risponde al trattamento, ma mio fratello è venuto in nostro soccorso ordinando questo olio di canapa Rick Simpson ha detto fondazione ha assistito una lotta contro il cancro paziente di vari tipi, così abbiamo deciso di fare un tentativo, per quanto mia moglie è migliorare perfettamente bene e ora può camminare da solo intorno alla casa. Ho sentito il bisogno di lasciare che gli altri che soffrono di questa malattia acuta che una volta che hai un buon olio di canapa che può davvero dare una seconda possibilità al suono della vita. se vi capita di avere bisogno di questo olio di canapa si prega di contattare la fondazione che ha fornito il mio fratello con questa email: rickcancercure02@gmail.com Wagner

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    1. quando mio
      Mia madre Stadio IV tumore al seno e MS è appena stato curato con l'olio ottenuto da rickcannabisoil@outlook.com cannabis, olio di cannabis è ottimo farmaco. Al diavolo con il governo e la loro folle politica, abbiamo un farmaco che è al cento per cento garantito per curare il cancro e non c'è bisogno di spendere così tanti soldi in più su chemio, radiazioni o interventi chirurgici che non avrebbe funzionato.
      Dove acquistare, rivolgersi Rick: rickcannabisoil@outlook.com o rickcancercure01@gmail.com
      La mia famiglia è oggi uno nuovo di zecca, in modo da smettere le vostre preoccupazioni e andare a prendere il farmaco e settembre la famiglia libera della malattia mortale che detengono alcun rispetto per l'armonia familiare.
      Fai la tua salute uno migliore utilizzando olio di cannabis nella vostra vita quotidiana.

      , Dio continuerà a benedire voi per il vostro buon lavoro Sir. Sono così felice che sono ancora molto vivi e per coloro che stanno combattendo da cancro, ho pensato che la madre non vedrà mai questo giorno ancora non credo che la vita è

      va Poiché il documento ha detto così, sii forte, coraggioso e combatterla. C'è una cura. Rick

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  2. quando mio
    Mia madre Stadio IV tumore al seno e MS è appena stato curato con l'olio ottenuto da rickcannabisoil@outlook.com cannabis, olio di cannabis è ottimo farmaco. Al diavolo con il governo e la loro folle politica, abbiamo un farmaco che è al cento per cento garantito per curare il cancro e non c'è bisogno di spendere così tanti soldi in più su chemio, radiazioni o interventi chirurgici che non avrebbe funzionato.
    Dove acquistare, rivolgersi Rick: rickcannabisoil@outlook.com o rickcancercure01@gmail.com
    La mia famiglia è oggi uno nuovo di zecca, in modo da smettere le vostre preoccupazioni e andare a prendere il farmaco e settembre la famiglia libera della malattia mortale che detengono alcun rispetto per l'armonia familiare.
    Fai la tua salute uno migliore utilizzando olio di cannabis nella vostra vita quotidiana.

    , Dio continuerà a benedire voi per il vostro buon lavoro Sir. Sono così felice che sono ancora molto vivi e per coloro che stanno combattendo da cancro, ho pensato che la madre non vedrà mai questo giorno ancora non credo che la vita è

    va Poiché il documento ha detto così, sii forte, coraggioso e combatterla. C'è una cura. Rick

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  3. Non riesco a postare questo le storie di successo per qualsiasi motivo, così ho postato qui. Mi è stato diagnosticato un cancro alla prostata il 18 ottobre, 2013 mi è stato consigliato dal mio medico che le mie uniche opzioni erano per ottenere una prostatectomia o hanno semi radiazioni impiantati nella mia prostata o ricevere radioterapia esterna regolare. Ho rifiutato. Sapevo che ci doveva essere altre opzioni.

    Ho perlustrato internet e ho scoperto una ricchezza di informazioni sulla cannabis cancro polimerizzazione dell'olio. Sono stato in grado di ottenere un po 'di olio di marijuana medica (Rick Simpson Oil) da esso e consumato il dosaggio consigliato da metà gennaio.
    Il 6 ottobre 2014 ho avuto una rivalutazione del cancro che consisteva di una risonanza magnetica con uno stato dell'arte macchina Tesla MRI 3. Risultati - NESSUN SEGNO DEL CANCRO! CANCRO GRATIS!
    Una delle cose che mi hanno aiutato, mentre passa attraverso tutto questo stava leggendo le testimonianze e le storie di successo di coloro che hanno utilizzato l'olio e sono state curate e con una buona dieta. Ora che questo meraviglioso olio mi ha guarito, mi sento che ho bisogno di far sapere agli altri pure. Non esitate a contattarmi, chiedete qualsiasi cosa si dovrebbe avere ulteriori informazioni, si prega di vist ufficiale Rick Simpson Sito web: www.phoenix-tears.com o contattare direttamente a: info@phoenix-tears.com erano ho acquistato da. Grazie,

    Ted Teresa.

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    1. Altre cose naturali si può fare che potrebbe aiutare

      Quando le persone vengono da me per l'olio per il trattamento di loro il cancro, la prima cosa che dico loro di fare è cambiare le loro diete. Provate a stare lontano da proteine animali, per quanto possibile, dal momento che la proteina esaminato promuove la crescita del cancro. Prendi una macchina spremitura e iniziare a mangiare come molti frutti e verdure crude, come possibile, in quanto proteine vegetali combatte la crescita del cancro. Smettere di usare lo zucchero e sostituire il suo utilizzo con il simile miele grezzo di dolcificante naturale. Prendi PH del paziente il più rapidamente possibile, il cancro ama ambiente acido e quando hai finito aumentare il pH del corpo lo rende difficile per le cellule tumorali di sopravvivere. Quindi iniziare a mangiare i semi di due mele di tutti i giorni, questo vi darà una buona dose giornaliera di B17 quindi conosciuta come Laetrile. B17 di per sé ha un buon track record nel trattamento del cancro e ci sono altre cose naturali: come la gramigna, ha Si possono trovare beneficio pure. Molte persone che hanno utilizzato l'olio per curare i loro tumori non hanno cambiato nulla, ma l'olio lavorato tranquillamente la sua magia e theywere guariti.

      Ma se si dispone di una condizione grave come il cancro Penso che sia un buona idea di prendere altre cose naturali ha Può aiutare il sradicare olio cancro e dare una migliore possibilità di sopravvivere. Siamo disposti e pronti ad aiutare il paziente con tutto l'aiuto medico sono a disposizione per vedere ha fatto lui / lei è tornato alla vita sana e priva di tutto questo terribile malattia.

      Sarà necessario il trattamento completo di 60 grammi per sradicare il cancro dal corpo completamente.
      Per garantire l'ordine per la mia medicina, vai alla nostra e-mail rickcannabisoil@outlook.com per altre notizie su
      email rickcannabisoil@outlook.com
      È necessario fornire le informazioni qui sotto per il vostro ordine.

      Nome del paziente:
      Del paziente Paese:
      Del paziente Città / Regione:
      Codice postale del paziente:
      Del paziente Numero di telefono:
      Del paziente di consegna Indirizzo:

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    2. Altre cose naturali si può fare che potrebbe aiutare

      Quando le persone vengono da me per l'olio per il trattamento di loro il cancro, la prima cosa che dico loro di fare è cambiare le loro diete. Provate a stare lontano da proteine animali, per quanto possibile, dal momento che la proteina esaminato promuove la crescita del cancro. Prendi una macchina spremitura e iniziare a mangiare come molti frutti e verdure crude, come possibile, in quanto proteine vegetali combatte la crescita del cancro. Smettere di usare lo zucchero e sostituire il suo utilizzo con il simile miele grezzo di dolcificante naturale. Prendi PH del paziente il più rapidamente possibile, il cancro ama ambiente acido e quando hai finito aumentare il pH del corpo lo rende difficile per le cellule tumorali di sopravvivere. Quindi iniziare a mangiare i semi di due mele di tutti i giorni, questo vi darà una buona dose giornaliera di B17 quindi conosciuta come Laetrile. B17 di per sé ha un buon track record nel trattamento del cancro e ci sono altre cose naturali: come la gramigna, ha Si possono trovare beneficio pure. Molte persone che hanno utilizzato l'olio per curare i loro tumori non hanno cambiato nulla, ma l'olio lavorato tranquillamente la sua magia e theywere guariti.

      Ma se si dispone di una condizione grave come il cancro Penso che sia un buona idea di prendere altre cose naturali ha Può aiutare il sradicare olio cancro e dare una migliore possibilità di sopravvivere. Siamo disposti e pronti ad aiutare il paziente con tutto l'aiuto medico sono a disposizione per vedere ha fatto lui / lei è tornato alla vita sana e priva di tutto questo terribile malattia.

      Sarà necessario il trattamento completo di 60 grammi per sradicare il cancro dal corpo completamente.
      Per garantire l'ordine per la mia medicina, vai alla nostra e-mail rickcannabisoil@outlook.com per altre notizie su
      email rickcannabisoil@outlook.com
      È necessario fornire le informazioni qui sotto per il vostro ordine.

      Nome del paziente:
      Del paziente Paese:
      Del paziente Città / Regione:
      Codice postale del paziente:
      Del paziente Numero di telefono:
      Del paziente di consegna Indirizzo:

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  4. Aiutami a celebrare e ringraziare il meraviglioso olio Rick Simpson Cannabis che curava il Padre mio che è stato diagnosticato di un raro tipo di cancro alla prostata noto come il cancro neuroendocrino nel 19/09/2001, l'olio di Cannabis con elevata potenza di contenuto di THC e CBD è stato utilizzato con successo nella cura di mio padre di cancro neuroendocrino in 4 mesi e 3 settimane di full circle trattamento. è un miracolo anzi, ringrazio Dio Onnipotente per Rick Simpson e il suo utile Cannabis olio che è stato utilizzato nel salvare la vita padre, Rick, Tu fiorirà althrough vostri preziosi giorni rimanenti sulla terra. Un grande vita Saver voi.

    Potete contattare Rick Simpson su: ricksimpsoncannabisoil@outlook.com

    Web: www.paramount-oil.tk
    Cellulare: (+44) 703 194 2647
    Testo: +1 312 835 3384
    e-mail: ricksimpsoncannabisoil@outlook.com

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  5. Quando mi è stato diagnosticato un cancro allo stomaco nel mese di aprile del 2005, è venuto
    come uno shock totale. Ero 48, al momento, e ho pensato che era abbastanza
    sano. Il problema più grande di salute che avevo era difficoltà a deglutire. Io
    sentito come cose è rimasto bloccato in gola quando ho mangiato. In caso contrario, ho avuto
    nessun dolore. Ma mia figlia Patty era preoccupato. Mi ha avuto modo di vedere un
    gastroenterologo. Ha fatto una endoscopia e trovato un posto brutto, che
    egli biopsia per il test. Quando i risultati del test è tornato, ho avuto la
    notizia che era il cancro.
    Il gastroenterologo poi mi ha mandato in un ospedale locale, dove sono
    in programma un appuntamento per un intervento chirurgico. Ma Patty e io davvero non hanno fatto
    come il modo in cui siamo stati trattati lì. Ci siamo sentiti come bestiame ... solo un numero.
    Poi in un pomeriggio di Domenica, la settimana prima era di avere il mio intervento chirurgico,
    abbiamo ricevuto una telefonata da mio figlio-in-law. Aveva visto qualcosa online su
    come funziona l'olio di canapa meglio così ha ordinato per esso on line
    via: ricksimpsoncancermadication@consultant.com,
    dopo l'uso tutto wasgone, sono cancro libero. se si sa che si
    sono ancora uccidere la vostra auto su come hai intenzione di andare a questo proposito è il diritto
    disponete è possibile eseguire per scrivergli

    vai: ricksimpsoncancermadication@consultant.com

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  6. Nel settembre 2013, Alex è stato diagnosticato un cancro terminale che si diffuse dal suo cervello nei polmoni e fegato. divenne così male che lo stancava di fare il compito più piccolo; attraversare una stanza avrebbe preso un grande sforzo e tutto il suo fiato. Ero incapace di sopportare più la sua situazione e io comincio a fare domande sul cancro nel mio quartiere e lavoro posto, soprattutto stavo pregando che Dio dovrebbe inviare la guarigione a mio marito e prendere il dolore lontano dalla mia famiglia, una sera fedele mio vicino che ha recentemente trasferito al quartiere è venuto a me che ha sentito che ho chiesto domande sul cancro e mi ha parlato di olio di canapa Rick Simpson e come curato suo nove anni il cancro al seno. Lei mi ha dato il numero di telefono Rick Simpson (+447024075089) immediatamente gli ho dato una chiamata e la sua risposta mi ha calmato, mi ha dato la sua email (ricksimpsoncannabisoil_phoenixtears@outlook.com) al telefono. È stata una grande gioia quel giorno e lui è la mia vita marito angelo salvataggio, ho ordinato l'olio e ho ricevuto quella settimana e seguito le sue istruzioni e dato il mio marito Alex l'olio di canapa. A Dio sia la gloria Alex è totalmente cancro libero e lui è sano e forte ora, dopo di che ha riferito che poteva respirare bene, non è stato vivendo alcun dolore e sentì le buone cellule del suo corpo è parlare su. quattro giorni dopo il nostro medico di famiglia, Benson, riferito non vi erano segni di lui aventi una respirazione o problemi con compiti fisici e cancro guai; Grazie Signore, lodate Dio mio marito è molto viva con l'aiuto del servo di Dio Rick Simpson. Come del 4 gennaio 2015, Alex continua ad essere in grado di respirare pienamente e profondamente. Il suo medico riferito dice che il suo fegato è il cancro libero. Che non sembra avere ancora una piccola quantità di cancro al fegato e polmoni. Il medico è stupito l'efficacia dell'olio di canapa. Alex e credo che i grandi cambiamenti nel suo corpo sono a causa della canapa lavoro olio di Rick Simpson. Naturalmente noi non neghiamo il ruolo importante della dieta. (Storia di Alex è un esempio ideale di come miracoli olio di canapa di guarigione spesso hanno in corpo.) Siam grati Rick Simpson per il suo trattamento di olio di canapa miracoloso.

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  7. Un grazie di cuore al dottor Morris Ray per curare il mio cancro al seno con l'olio di cannabis. io veramente

    apprezzo il vostro aiuto nel portare indietro la mia vita perduta con l'aiuto della vostra alta qualità

    olio di cannabis, sono molto grato al dott per tutto l'amore e la preoccupazione per me e mi ha mostrato a

    continuare a dare la mia testimonianza del suo olio di cannabis e come curare il cancro entro 90 giorni

    trattamento. proprio come un miracolo che è successo a me con pieno recupero dal cancro e sono

    cancro libero. Grazie a Dio Onnipotente per inviare il mio modo Dr, e spero che continuerete

    mettendo sorrisi su di lui mondo in generale, con questo grande medicina. e-mail:

    (havenmedicalcure@gmail.com) Soluzione -tutti per il cancro e altre malattie. Quelli di salute di fronte

    problemi dovrebbero andare per l'olio di cannabis per garantire cura assoluta di tutti i tipi di malattie tumorali. Di

    speranza e di aiuto, si prega di contattare il dottor Morris Ray per la conoscenza completa circa

    farmaci e servizi. Dr.-mail: (havenmedicalcure@gmail.com) -tutti soluzione per il cancro e

    altre malattie.

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