Hospice Nicola Falde. Santa Maria Capua Vetere

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Hospice Nicola Falde. Primo Piano. Nei giardini che nessuno sa

sabato 10 maggio 2014

Tumori: parliamo di statistiche (e di come vengano alterate)

Vi proponiamo alcuni articoli che evidenziano come le statistiche sui tumori vengano alterate da due abili manipolazioni matematiche. In sintesi: 

1) Anzitutto una persona si considera guarita se entro 5 anni non muore. Quindi chi muore dopo sei anni, per una recidiva, ad esempio, è considerata guarita per i primi 5 anni, ed entrerà nelle statistiche delle guarigioni.

2) Quando si calcola la media dei tumori guaribili, il calcolo si fa così (prendo un numero a caso): se la percentuale di guarigione del tumore al testicolo è dell'80 per cento, e quella del tumore al fegato è del 2 per cento, si dirà che i tumori sono guaribili nel 41 per cento dei casi, senza tenere conto che il numero di persone ammalate di tumore al fegato è cento volte più grande di quello delle persone ammalate di tumori al testicolo.

Facciamo un altro esempio, traendolo proprio dal caso di Mariapaola. A Mariapaola viene diagnostica un tumore al seno nel giugno 2013. Viene operata a febbraio del 2014, e muore per le metastasi a fegato e ossa ad aprile.
In alcune statistiche dei tumori al seno Mariapaola risulterà guarita (andando ad incrementare il numero di guarigioni), mentre risulterà morta nelle statistiche dei tumori al fegato. 
Se fosse morta non nel 2014, ma nel 2019, ad esempio, sarebbe risultata tra le persone che, contraendo un cancro, guariscono del tutto.

Le statistiche relative ai tumori, inoltre, non tengono conto di un fattore importantissimo, e cioè il numero di persone che guariscono grazie a terapie non convenzionali. 



Commento di Giuseppe Parisi, tratto da Avvertenze numero 2006-1 del 1 Gennaio 2006 - Aduc - associazione per i diritti degli utenti e consumatori

Natale: tutti piu’ buoni… Quale delizia il raccoglimento natalizio… le palline colorate di Natale. 
Che sensazioni meravigliose! 
Libero la mia mente da ogni cattivo pensiero, la purifico da ogni sentimento negativo.
In seguito attraverserò con sforzo due imponenti montagne: le analisi del TG sull’ultimo anno di notizie, e dei dati raccolti ed archiviati.
Nei dati, la prima cosa che mi salta agli occhi è una e-mail di una donna di mezza età che chiede consiglio: chemioterapia sì, chemioterapia no?
Come curarsi? Chemioterapia, radioterapia, con tutte le loro devastanti conseguenze non sono più le uniche alternative, vero?
Forse chiede per autoconvincersi, forse vuole scherzare. 

…Intanto restiamo alle maratone Telethon. Vediamo le grandi serate TV, con ospiti che raccontano le guarigioni dai tumori, ormai all’87% dei casi.
Sono barzellette che non racconterebbe nessun comico: pensate che il nostro Alberto Sordi lo avrebbe mai fatto?
Eppure loro lo fanno.

Usano semplici trucchi: ne cito qualcuno. Se viene ospedalizzata una paziente con, ad esempio tumore al seno, e fatta la terapia viene dimessa, non la chiamano dimissione, la chiamano guarigione.
Se dopo 3 mesi ritorna con un tumore al fegato, non sarà certo da ricollegarsi a quanto prima… Ma cosa dici?!
Ma c’e’ di più: se un paziente viene dimesso, e poi ritorna anche per controlli e viene di nuovo dimesso, ad ogni passaggio e’ un dato positivo.
Dato che si può morire solo 1 volta, anche se si viene dimessi 9 volte, alla fine il risultato sarà del 90% di guarigioni e del 10% di mortalità!

C’e’ di più, c’e’ di più…Attivano calcoli che un bambino in terza elementare non farebbe.
Ad esempio, tumore al testicolo/tumore al polmone.
Del primo si salvano anche più del 90%, del secondo si arriva a fatica al 10%.
Una media stimata sarebbe del 50%, ma si nasconde che quelli del testicolo sono solo 2000, mentre i colpiti da tumore al polmone sono 40.000.
A questo punto, il bambino in terza elementare comprenderebbe che la media non è più 50%…
Pubblicità ingannevole quindi: adiremo l’Antitrust!

…Ma c’e’ una statistica che non si fa mai. A fronte del prezzo pagato in termini economici e di sofferenza, non si conosce se lo stesso paziente potrebbe vivere di più se si escludesse qualsiasi intervento terapeutico...

Di contro ci sono statistiche che parlano chiaro: L’aggressività di un tumore recidivante diventa esponenziale dopo la chemioterapia.
L’estrema difficoltà, se non l’impossibilità di "terapeutizzare" il tumore se la necessità di una chemioterapia si ripresenta, è il sacrificio che un paziente deve pagare all'altare delle terapie chemiotossiche
.






La ricerca ufficiale sul cancro
Tratto da Kankropoli di Alberto Mondini, 348.8718706

Iniziamo a vedere cosa realmente viene fatto a chi OGGi si ammala di cancro.

Nella stragrande maggioranza dei casi si usano, dove è possibile, unicamente tre metodi: l'asportazione chirurgica, la chemioterapia e l'irradiazione. Il primo rimedio è del tutto inutile, perché il tumore non è che lo stadio finale e più visibile di una situazione patologica che coinvolge tutto l'organismo. Per tanto, dopo l'asportazione, la recidiva è quasi la regola, in quanto le difese immunitarie del paziente saranno ulteriormente indebolite dal trauma delle ferite, dall'intossicazione dell'anestesia, dagli antibiotici e dagli altri medicinali. Gli altri due metodi si basano sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire. Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute. Nessuno pensa che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani. Nei fatti, anche con la chemioterapia e l'irradiazione, dopo un iniziale, apparente successo, il malato, con il sistema immunitario massacrato, indebolito nel corpo e nella mente, svilupperà generalmente in breve tempo un nuovo tumore, questa volta ancor più difficile da curare.

Eppure, specialmente negli ultimi mesi, in occasione dei vari dibattiti sulla cura Di Bella, avrete sentito fior di luminari, illustri primari, grandi ricercatori, sostenere che le critiche alle attuali terapie oncologiche non hanno ragione di esistere, che la medicina ha fatto enormi passi in avanti, che le percentuali di guarigione sono già nell'ordine del 50% e che tale percentuale è in fase di crescita. In conclusione, la medicina sta facendo il proprio dovere ed i soldi assegnati alla ricerca hanno dato i frutti sperati.

Vediamo ora quali sono, in realtà, i grandi progressi che da alcuni anni la scienza sta compiendo nel campo della lotta ai tumori.

Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel:

"Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati" aveva detto Balair, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. "Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea. Grazie".
Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un medico alternativo? Un ciarlatano come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione? Purtroppo per loro, niente di tutto questo. Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Balair III, insigne professore di epidemiologia e biostatistica alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di oncologia degli Stati Uniti e dell'intero pianeta. Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. I dati relativi alla situazione delle lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti. La conclusione principale di Balair, con cui l'NCI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990. Come tutte quelle citate da Balair, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie.
La mortalità è diminuita per tumori quali quelli del colon e del retto, dello stomaco, dell'utero, della vescia, delle ossa, della cistifellea e dei testicoli. La mortalità per cancro nei bambini si è quasi dimezzata fra il 1973 e il 1989, in gran parte grazie alle migliori terapie. Tuttavia, dato che i tumori infantili erano comunque rari, questo miglioramento - e quello più lieve registrato nei giovani adulti - ha avuto solo un effetto assai ridotto sul quadro generale. In totale, gli incrementi della mortalità per cancro sono circa il doppio delle riduzioni.
Edward J. Sondik, esperto di statistica dell'National Cancer Institute, sostiene che vi sarebbe un aumento di oltre il 100% dei casi di cancro al polmone nelle donne fra il 1973 e il 1990. Anche il melanoma e il cancro alla prostata hanno avuto incrementi considerevoli, di oltre l'80%, in quel periodo. Sondig ha concluso che l'incidenza totale del cancro è aumentata del 18% fra il 1973 e il 1990. 
"Nessun esperto del settore può continuare a credere che dietro l'angolo vi sia necessariamente tutta una serie di magnifiche terapie contro il cancro in attesa di essere scoperte" asserisce Balair ribadendo di averne abbastanza della continua sfilata di notizie sensazionali che fanno credere che una cura risolutiva stia per essere messa a punto.
Le chemioterapie esistenti, nonostante i progressi, sono ancora armi a doppio taglio. Alcuni dei trattamenti per il linfoma e la leucemia inducono altri tumori, dopo il completamento della terapia per la malattia originaria.
...
Non notate una leggera disparità tra i dati che avete letto ora e le statistiche trionfalistiche che avete sentito dai famosi clinici italiani? Forse può dipendere dal lasso di tempo intercorso, in fondo questi dati risalgono al 1993, magari la situazione è notevolmente migliorata.
Vediamo allora cosa afferma Balair nel 1997 su New England Journal of Medicine, una delle più prestigiose riviste mediche a livello mondiale. "La guerra contro il cancro è lontana dall'essere vinta. L'efficacia dei nuovi trattamenti contro sulla mortalità è molto deludente". Il Giornale - Inchiesta sul cancro n°1
Se non siete ancora convinti, o semplicemente desiderate ulteriori dati, eccone altri due. Il primo è la vasta indagine condotta per 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Barkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da colore che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Il secondo caso riguarda uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle più importanti riviste mediche al mondo: The Lancet del 13/12/1975 e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.


Tratto da Kankropoli di Alberto Mondini, 348.8718706






Cari oncologi, date i numeri

Dal libro: «Un po’ di verità sulla terapia Di Bella» di V. Brancatisano 

«Se si disponesse di un metodo sufficientemente sicuro per debellare qualunque traccia delle vestigia di un tumore – commenta in generale il professor Luigi Di Bella – allora, e solo allora, si potrebbe parlare di arresto o di blocco, che allude ad una sempre potenziale ripresa, in un prossimo futuro, per cause ipotetiche. Lo stesso intervento chirurgico è chiara espressione della coscienza della mancanza di un mezzo di guarigione. La che mio o radio terapia preoperatoria non migliorano apprezzabilmente la prognosi.

(…)

Tuttavia, anche prendendo per buoni i dati secondo i quali «uno su due dei pazienti che si ammalano di cancro guarisce», non si può non scorgere lo zampino della sintesi statistica, zampino che quasi sempre la stampa fa finta di non vedere. «Quando oggi si afferma che in linea di massima i tumori guariscono al 50 per cento dei casi – si ammetteva in un articolo pur teso a esaltare i successi della medicina convenzionale – ci si riferisce alla media delle guarigioni dei diversi tipi di tumore, che possono andare da un 97 per cento dei casi a un 3 per cento dei casi» Un piccolo passo verso la verità, ma pur sempre piccolo. Anche perché una tabella che correda l’articolo in questione e che indica la sopravvivenza a 5 anni in una dozzina di tumori, presenta percentuali molto discutibili sul piano della credibilità: basti pensare che il tumore alla mammella viene presentato come guaribile nel 70,8 per cento. Cosa vuol dire questo dato? A quale stadio del tumore (quanto grande? metastatizzato oppure no? quante metastasi, con quali siti metastatici?) esso si riferisce? Evidentemente, si riferisce a quella parte di disgraziate che si accorgono (grazie alla diagnosi precoce) di avere un tumore quando esso assume una dimensione millimetrica.

(…)

Ma quale 50% delle guarigioni 

Lo stesso discorso si può fare per quasi tutti i tumori: per ogni malattia esiste una statistica medica pronta a dare i suoi numeri…

Ma il punto vero è un altro. La verità, ancora più sconcertante, emerge dalle parole di un esperto come Francesco Bottaccioli è che «il 50 per cento di cui parlano gli oncologi – commenta, nella sua Inchiesta sul cancro – non è effettivamente la metà del numero dei malati di tumore, come si è indotti a credere, ma la media delle varie percentuali di guarigione dei diversi tipi di cancro. Per capirci, si somma, per esempio, l’87 per cento di guarigione del cancro al testicolo con il 10-12 per cento di quella del polmone e si fa la media delle percentuali di guarigione, non calcolando che i malati di carcinoma al testicolo in Italia, per fortuna, sono solo 200 l’anno, mentre le persone che si ammalano di tumore al polmone ogni anno sono attorno a 40.000! I nostri grandi oncologi quindi, quando parlano di progressi nella sopravvivenza, dovrebbero essere più precisi»

Sarà così?

C’è poi la questione dell’aumentata capacità della nostra medicina di diagnosticare precocemente molti tumori. Questa capacità, che è una importante conquista, produce, al contempo, una falsa interpretazione del rapporto tra il numero di certi tumori (che è aumentato non nella realtà ma grazie alla capacità di individuarlo nei primi stadi) e la mortalità (che è rimasta invariata). Ad esempio, 50 pazienti morti su 100 che hanno il cancro indicano un 50 per cento di sopravvivenza. Se nel corso degli anni i 100 pazienti che hanno il cancro diventano 150 (perché le nuove tecnologie consentono di individuare tumori che prima non erano individuabili), ma rimane invariato il numero dei morti (50) allora il rapporto non è più di 50 morti su 100 ma di 50 morti su 150: l’indice di sopravvivenza, come si vede, è in questo esempio aumentato considerevolmente…Questo effetto ottico distoglie dalla vera questione che è la mortalità, rimasta pressoché invariata.
Bottaccioli, nell’opera citata, riprende un importante studio del 1986, condotto dal ricercatore statunitense John C. Bailar III, insigne professore di Epidemiologia e Biostatistica alla McGill University. Bailar scrisse che a fronte degli eccezionali impegni finanziari profusi nella ricerca contro il cancro, si doveva registrare una secca sconfitta. Bailar addusse un semplice ma sconcertante confronto numerico: nel 1962 negli USA morivano 277.000 persone, nel 1982 ne morivano 434.000.
Bailar, in effetti, è tornato più volte sulla questione. Dopo lo scompiglio causato dal suo cupo resoconto del 1986 circa il fallimento della guerra contro il cancro dichiarata da Nixon nel ’71, Bailar intervenne nel settembre 1993 a una riunione del President’s Cancer Panel, gelando l’entusiasmo indotto nella platea dalle solite cifre rassicuranti sulla curabilità dei tumori. L’epidemiologo tirò fuori le sue cifre: «Tutto sommato – disse – i resoconti sui grandi successi contro il cancro devono essere messi a confronto con questi dati. (…) Io non penso che questo sia possibile e torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent’anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea. Grazie»
I numeri di Bailar (nel 1993 si ritiene siano morte 526.000 persone per cancro negli USA) erano tutti basati su dati forniti dal National Cancer Institute e stavano a indicare che la mortalità per cancro negli USA era aumentata del sette per cento dal 1975 al 1990. E questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all’età.
In sostanza questo sette per cento in più non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie e che si vive generalmente di più. Se ci fate caso, ogni volta che in televisione o sulla carta stampata vengono forniti i dati della mortalità per tumore, l’esperto di turno precisa che l’aumento della mortalità è una illusione dovuta all’aumentata soglia di vita e alla diminuzione di mortalità per malattie progressivamente debellate.
Trascorsero quattro anni dal President’s Cancer Panel. Nel 1997, in uno «special article» pubblicato dal prestigioso New England Journal of Medicine, Boiler conferma: «La guerra contro il cancro è lontana dall’essere vinta. L’efficacia dei nuovi trattamenti contro il cancro sulla mortalità è molto deludente»



INFO SULLA TERAPIA DEL CANCRO

    1) La chemioterapia non guarisce dal cancro, ma uccide.
    2) Il suo uso trova fondamento solo negli interessi economici delle ditte farmaceutiche.


    ogni 100 persone che si ammalano di cancro, 61 muoiono entro 5 anni dalla diagnosi.
    Le statistiche di sopravvivenza a 10 anni sono più difficili da trovare. Sono così sconsolanti che gli oncologi si vergognano veramente a farle vedere. Sembra comunque che siano attorno al 10-15%.
    Provate un po' ad immaginare un impresario edile che costruisce case il cui 61 % crolla entro cinque anni dalla costruzione. Prima di tutto nessuno comprerebbe più da lui e poi verrebbe messo in galera; a meno che qualcuno non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati, ascoltati per ore e ore in noiosissime trasmissioni televisive.
    Chemio in generale. Tra una ventina di effetti collaterali, troviamo: sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a cuore, fegato, reni, sistema nervoso e produzione di tumori secondari (!!!). "Infatti, non solo essi sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l'insorgenza di neoplasie"7. Lo sanno anche loro che questa è una pratica assassina. 
    Comunque di questo non avevo dubbi.
    Antraciclinici: "Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere
    acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni"8.
    Procarbazina: "E' cancerogena, mutagena e teratogena (malformazioni nei  figli N.d.A.) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante"9.
    Bene; potrei fermarmi qui e finire questa relazione; sarebbe più che sufficiente. Ma poiché non mi basta chiudere la bocca agli oncologi e ai loro lacchè, ma voglio anche cucirla con filo d'acciaio, ecco di seguito una valanga di altri dati.
    Qualche anno fa, dopo che era scoppiato il caso Di Bella, gli oncologi cominciarono a dichiarare pomposamente su televisione e giornali che "ora abbiamo il 50 % di guarigioni", ovviamente sempre evitando di dire che guarigione significa sopravvivenza a cinque anni. Eppure le statistiche ufficiali davano sempre un 39 %. Cosa era successo ? 
    Un'improvvisa e geniale scoperta ? Nooo ! 
    Per guadagnare quell'11 % in più, hanno fatto la media delle "guarigioni" dei vari tipi di tumore con una manipolazione matematica per la quale verrebbero bocciati con disonore all'esame di licenza media inferiore.
    Faccio un esempio di come fanno la media delle "guarigioni" e, per semplificare, prendo in esame solo due tipi di tumore. Tumore al polmone: 40.000 casi all'anno, 10 % di "guarigioni"; tumore al testicolo: 2.000 casi, 87 % di "guarigioni". (87+10)/2=48,5 
    La percentuale media di guarigioni dei due tipi di cancro sarebbe così il 48,5 %. E' indegno  che si permetta a queste persone di dire pubblicamente simili cialtronerie ! 
    En passant, l'operazione corretta è questa: (40.000x10/100+2.000x87/100)/(40.000+2.000)x100=13,7 
    La reale  percentuale media è dunque il 13,7 %. Una bella differenza !
    Analizziamo un altro "dato" trionfalistico. Gli oncologi vanno dicendo  che le possibilità di
    guarire dal cancro sono molto più alte oggi, il 39 % (oppure il famoso  50 %), rispetto al 20 % del 1930. 
    Ma come mai allora le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli ultimi 70 anni ? (vedi più avanti) 
    Il fatto è che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il cancro veniva scoperto tardivamente e così il tempo fra la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo. 
    Oggi invece, poiché la diagnosi avviene in tempi molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto alla diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5 anni !
    ALTRO ALCHIMIA DEI DATI
    Il Prof Luigi Di Bella avverte che "se una persona viene dimessa dall'ospedale si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un'altra volta. 
    7 Istituto Superiore di Sanità - Esposizione professionale ai  chemioterapici
    8 Istituto Superiore di Sanità - idem
    9 Istituto Superiore di Sanità - idem
    Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si  può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità.
    Estremamente importante è poi "la vasta indagine condotta per 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata nel  1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.) sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete"11.
    "Uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle più autorevoli riviste mediche del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni"12.
    Un altro dato fondamentale che indica come le terapie ufficiali per i tumori siano inefficaci, sono le statistiche di morte per tumore. Nonostante le decine di  trilioni di lire spesi per la ricerca e le centinaia di trilioni per i trattamenti, i dati degli istituti di statistica di tutti gli stati occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950 alla fine del secolo sono continuamente e notevolmente aumentate.
    "Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel: "Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati" aveva detto Bailar, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. "Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea."
    Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un medico alternativo ? Un ciarlatano,
    come è stato definito Di Bella ? Un guaritore che approfitta dei poveri  malati ? Uno che non conosce
    le percentuali di guarigione?
    Niente di tutto questo. 
    Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Bailar III, insigne professore di epidemiologia e biostatistica alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di oncologia degli Stati Uniti e dell'intero pianeta. Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti  il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. 
    I dati relativi alla situazione della lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli  Stati Uniti.
    La conclusione principale di Bailar, con cui l'NCI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990. 
    Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie"13. I dati "grezzi" sono ancora più pesanti.

    tratto da: 
    STATISTICHE sui TUMORI nel MONDO (Nazioni Occidentali – alcuni tipi)
    I tumori polmonari rappresentano il 33% delle morti per neoplasie !
    Con la chemio e la radio terapia si ottengono questi risultati:
    Sopravvivenza dopo 1 anno dalla diagnosi 7,5%; dopo due anni, dal 10 al 13%.
    Tratto da:  “Prevenzione”  – Lunedi 8 aprile 2002  e da:  “Tempo Medico” - 18 aprile 2002
    Colon – Retto   950.000   500.000 =   64% morti
    Stomaco   875.000   650.000 =   75% morti
    Fegato   560.000   550.000 =   98% morti
    Esofago   400.000   330.000 =   84% morti
    Pancreas   200.000   200.000 = 100% morti
    TOTALE3.000.0002.200.000 (media 84,2 % morti)

    I dati dell’istituto di ricerca tedesco di Heildelberg dicono che il 98% dei malati di cancro muore entro il 5° anno per la chemio/nonostante la chemio.
    Crediamo che le persone abbiano il diritto di valutare queste info per decidere quali strade terapeutiche intraprendere.
    I medici non lo fanno, generalmente dicono  ai  loro pazienti, e spesso con scarso tatto e supponenza: “se non sviluppi recidive entro 5 anni è fatta !”, questa è una truffa enorme, tanto più che in questo scandaloso affare da MILIARDI di EURO all’ANNO gli unici ad averne dei benefici sono i MEDICI e le CASE FARMACEUTICHE, non certo i pazienti !

    ..Secondo la nostra opinione una persona ha il diritto di scegliere se passare questi 5 anni in attesa del “verdetto”  in pace con la sua famiglia, magari sostituendo la chemio, o integrandola, con  altri metodi terapeutici non invasivi, oppure trascorrerli dentro e fuori dagli ospedali !
     Il dramma è che se, come dicono le statistiche, 1 persona su tre sarà vittima del cancro, il 30% degli italiani è destinato ad ammalarsi (le stime dicono circa 12/15 milioni), e se tutti faranno solo chemio, e non saranno informati, ne’ avranno un oncologo o medico di fiducia di vedute più “aperte” che consiglierà loro “almeno” di abbinare un altro o più trattamenti di medicina alternativa, come ad esempio la dieta (tipo la collaudatissima Gerson, che arriva fino al 70% -100% di casi di successo, in base alla tipologia di tumore)  e le vitamine/antiossidanti ad alto dosaggio (seguendo le linee guida della Medicina Ortomolecolare scoperta dal premio Nobel per la Chimica e per la pace Linus Pauling),  o gli Antiacidi come il Bicarbonato di Sodio e l’Ascorbato di potassio del Pantellini, di questi  ”milioni di malati di cancro che ricorrono “solo” alla chemio, se ne salveranno solo il 2 % !
    Esiste tuttavia un altro studio che fornisce dati più incoraggianti per alcune tipologie di cancro, ma che non credo sia mai stato presentato ai malati prima di consigliare la chemioterapia (che, ricordo, è a base di farmaci a loro volta cancerogeni):

    Pubblicato nel 2004 lavoro scientifico australiano che prende in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della CHEMIO nella cura del cancro.
    I risultati sono catastrofici: solo il 2% dei pazienti sottoposti alla chemio risulta essere ancora vivo dopo 5 anni dall’inizio del trattamento “terapeutico”.
    L’articolo è molto semplice come impostazione e, sia in tabella 1 (pp.551) che in tabella 2 (pp.552) sono riportate, in ultima colonna, queste percentuali di sopravvissuti alla SOLA CHEMIO dopo 5 anni dall’inizio del trattamento:

    • percentuale di sopravvissuti dello 0% (zero per cento): cancro del pancreas, cancro dell’ utero, cancro della prostata, cancro della vescica, cancro del rene, Melanoma, Sarcoma e Mieloma Multiplo;
    •  percentuale di sopravvissuti dell’1% : cancro dello stomaco e del colon;
    •  percentuale di sopravvissuti del 2% : cancro della mammella e del polmone;
    •  percentuale di sopravvissuti del 3-5% : cancro del retto;
    •  percentuale di sopravvissuti del 4-5% : tumori al cervello;
    •  percentuale di sopravvissuti del 5% : cancro dell’esofago;
    •  percentuale di sopravvissuti del 9% : cancro dell’ovaio;
    •  percentuale di sopravvissuti del 10% : linfoma NON Hodgkin;
    •  percentuale di sopravvissuti del 12% : cancro della cervice uterina;
    •  percentuale di sopravvissuti del 40% : Seminoma del testicolo e Linfoma di Hodgkin.
    Studio: Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 – vedi: http://fiocco59.altervista.org/images/studi_effetti_chemio_5_anni.pdf
    Bisognerebbe mettere un freno alla carneficina da chemio, mentre che fate?, ….continuate nel vostro silenzio ipocrita per non urtare la pubblica sensibilità, oppure URLATE questi dati  a gran voce ?
    Noi abbiamo scelto di non tacere, le persone hanno diritto di sapere prima di decidere !

    Commenti NdR: Questi sono i risultati dell’Oncologia mondiale !!!
    Prevenzione inesistente !! 
    Diagnosi precoce, rara ed incompleta (mancanza di strumentazione adatta con relativi protocolli)
    Terapia inefficace alla guarigione, tossica e pericolosa per la salute del malato
    (Chemio + Radio) con Probabile accelerazione del processo di morte !!!
    Evidentemente la medicina ufficiale è incapace a sanare, anzi accelera il processo di degrado fisiologico del malato, portandolo facilmente e più velocemente alla morte prematura.


    Ecco tutti i trucchi per falsare le percentuali

    Vediamo le grandi serate TV, con ospiti che raccontano le guarigioni dai tumori, ormai all’87% dei casi.
    Sono barzellette che non racconterebbe nessun comico: pensate che il nostro Alberto Sordi lo avrebbe mai fatto?
    Eppure loro lo fanno.
    Usano semplici trucchi: ne cito qualcuno.
    Se viene ospedalizzata una paziente con, ad esempio tumore al seno, e fatta la terapia viene dimessa, non la chiamano dimissione, la chiamano guarigione.
    Se dopo 3 mesi ritorna con un tumore al fegato, non sara’ certo da ricollegarsi a quanto prima. Ma cosa dici?!
    Ma c’e’ di piu: se un paziente viene dimesso, e poi ritorna anche per controlli e viene di nuovo dimesso, ad ogni passaggio e’ un dato positivo.
    Dato che si puo’ morire solo 1 volta, anche se si viene dimessi 9 volte, alla fine il risultato sara’ del 90% di guarigioni e del 10% di mortalita’ !
    C’e’ di piu’, c’e’ di piu’.
    Attivano calcoli che un bambino in terza elementare non farebbe.
    Ad esempio, tumore al testicolo/tumore al polmone.
    Del primo si salvano anche piu’ del 90%, del secondo si arriva a fatica al 10%.
    Una media stimata sarebbe del 50%, ma si nasconde che quelli del testicolo sono solo 2000, mentre i colpiti da tumore al polmone sono 40.000.
    A questo punto, il bambino in terza elementare comprenderebbe che la media non e’ piu’ 50%.
    Ma c’e’ una statistica che non si fa mai. A fronte del prezzo pagato in termini economici e di sofferenza, non si conosce se lo stesso paziente potrebbe vivere di piu’ se si escludesse qualsiasi intervento terapeutico…
    Di contro ci sono statistiche che parlano chiaro:
    l’aggressivita’ di un tumore recidivante diventa esponenziale dopo la chemioterapia.
    L’estrema difficolta’, se non l’impossibilita’ di “terapeutizzare” il tumore se la necessità di una chemioterapia si ripresenta, e’ il sacrificio che un paziente deve pagare all’altare delle terapie chemiotossiche.
    Penso a quanti attendono la ricerca negata di valide strategie per guarire, a quanti contano i loro minuti passare, perche’ la lotta per la vita e’ questione di minuti. Penso alla cattiveria umana che interpone il profitto a tutto, anche alle sofferenze altrui, alle malattie.
    Così dicendo farebbero due cose buone: non danneggerebbero Madre Natura, e non creerebbero un alibi alla catastrofe della medicina chimica.
    In ultimo desidererei che il Presidente del Consiglio facesse un grande regalo a tutti gli italiani: dato il profuso sforzo del Consiglio Superiore di Sanita’, creare per loro una sede apposita, piu’ confortevole e piu’ lontana possibile dall’Italia, magari in Alaska, dove poter svolgere le loro preziosissime ed efficienti mansioni Direttive.

    Speriamo che il Presidente ci dia ascolto e che ci faccia questo regalo.
    By Giuseppe Parisi (medico)
    Tratto da: Aduc – associazione per i diritti degli utenti e consumatori.

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    Anche il più recente studio sui benefici della chemioterapia (fatto su pazienti australiani e americani) ne conferma la sua inutilità. Ma i trucchi statistici usati dai produttori dei farmaciriescono a confondere sia pazienti che medici..
    By Ralph Moss, Ph. D.
    Uno studio importante, condotto da oncologi, è stato recentemente pubblicato nel journal Clinical Oncology.
    Questa meta-analisi, intitolata “Il contributo della chemioterapia citotossica alla sopravvivenza a 5 anni dei tumori in adulti” è stata condotta per quantificare accuratamente i benefici del trattamento chemioterapico su adulti affetti da tumori comuni.
    Tutti e tre gli autori sono oncologi
    Il professore associato Graeme Morgan, l’autore principale, è un radiologo al Royal North Shore Hospital in Sydney; il professore Robyn Ward è oncologo all’University of New South Wales; mentre il radiologo Michael Barton è membro del Collaboration for Cancer Outcomes Research and Evaluation, Liverpool Health Service, Sydney.

    Il professore Ward fa anche parte del comitato che stila le raccomandazioni sull’efficacia dei farmaci per il Governo australiano (Therapeutic Goods Authority of the Australian Federal Department of Health and Aging).
    Il loro meticoloso studio si è basato sulle analisi dei risultati di tutti gli studi clinici randomizzati (RTC) condotti in Australia e negli Stati Uniti (US National Cancer Institute’s Surveillance Epidemiology and End Results – SEER) per il periodo gennaio 1990 – gennaio 2004.

    Quando i dati erano incerti, gli autori hanno deliberatamente stimato in eccesso I benefici della chemioterapia.
    Anche così, lo studio ha concluso che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro (cioè, statisticamente zero…n.d.t.)
    Malgrado la crescente evidenza che la chemioterapia non prolunghi affatto la sopravvivenza del malato – commentano gli autori -  gli oncologi continuano a presentare il trattamento come un approccio razionale e promettente contro il cancro.
    Molti medici continuano a pensare ottimisticamente che la chemioterapia citotossica possa aumentare significativamente la sopravvivenza dal cancro”, scrivono nell’introduzione. “In realtà, malgrado l’uso di nuove e costose combinazioni di cocktails chimici… non c’è stato alcun beneficio nell’uso di nuovi protocolli” (Morgan 2005).
    Gli autori hanno messo in evidenza che, per ragioni spiegate nello studio, i risultati raggiunti (il 2%di efficacia) dovrebbero essere visti come il limite massimo di efficacia (cioè, sono stime ottimistiche, piuttosto che pessimistiche).

    Comprendere il “Rischio Relativo”
    Com’è possibile che al paziente si offra regolarmente al trattamento chemioterapico, quando i benefici sono così minuscoli? Nella loro discussione, gli autori citano la tendenza da parte della professione medica a presentare i benefici della chemioterapia in termini statistici che sono raramente compresi dai pazienti.

    Per esempio, gli oncologi frequentemente esprimono i benefici della chemioterapia in termini di “rischio relativo”, piuttosto che fornire una percentuale di sopravvivenza.
    Il rischio relativo è un gergo statistico che permette di presentare l’intervento come considerevolmente più benefico di quanto lo sia realmente.

    Ad esempio, se ricevere un trattamento causa un abbassamento del rischio di ritorno del cancro dal 4% al 2%, questo può essere espresso come una diminuzione del rischio relativo del 50%.
    Questi valori sembrano buoni. Molto più buoni che dire che il trattamento offre una riduzione di rischio di solo il 2% che il cancro ritorni. Una dichiarazione del genere non convincerebbe molti pazienti a fare il trattamento…
    I pazienti non sono gli unici fuorviati dall’uso eccessivo del rischio relativo nell’esporre i risultati degli interventi medici.
    Numerosi studi hanno dimostrato che anche i medici sono frequentemente confusi da questi trucchi statistici.

    Secondo uno studio pubblicato dal British Medical Journal, la percezione del medico nel prescrivere un farmaco è significativamente influenzata dal modo nel quale I testi clinici gli vengono presentati.
    Quando i risultati sono espressi come una riduzione del rischio relativo, i medici credono che il farmaco sia molto più efficace, e sono molto più propensi alla sua prescrizione di quanto lo siano se gli stessi risultati fossero stati presentati come una riduzione del rischio assoluto (Bucher 1994).

    Un altro studio, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, ha dimostrato che il modo nel quale i benefici di sopravvivenza sono presentati influenza le decisioni degli oncologi nel raccomandare o meno la chemioterapia.
    Lo studio ha mostrato che, quando ai medici sono forniti i valori di rischio relativo per un trattamento chemioterapico, sono più disposti a raccomandarlo ai loro pazienti di quanto lo siano quando forniti della stessa matematica informazione, espressa come una riduzione del rischio assoluto (Chao 2003).
    La maniera nella quale l’informazione clinica è presentata ai medici è quindi d’importanza vitale. Ad esempio, un farmaco presentato come in grado di ridurre una ricorrenza del cancro del 50% è probabilmente in grado di attrarre l’attenzione ed il rispetto di entrambi l’oncologo ed il paziente, benché il rischio assoluto che prevenga un ritorno possa invece essere basso – forse solo dell’ordine del 2 o 3 per cento.
    Dato che l’80% dei pazienti decide sulla raccomandazione dell’oncologo, il modo nel quale il medico comprende e trasmette i benefici del trattamento è quindi d’importanza vitale
    By Ralph Moss, Ph.D.
    http://www.cancerdecisions.com/ Newsletter 226 – 03/05/06
    Tradotto da Rinaldo Lampis – www.movimentoconsensus.org
    Segnalato da Sepp Hasslberger – http://www.newmediaexplorer.org/sepp/ – http://www.laleva.cc/
    Leggere  la tesina su Cancro e Medicina Naturale  +  Terreno Oncologico

    Il Cancro nasce in sintesi e secondo la Medicina naturale, perche’ l’organismo del canceroso e’intossicato, e la microcircolazione, nei tessuti intossicati, viene ad essere alterata, producendo, a valle di essa, nelle cellule dei tessuti investiti da quel processo: malfunzione cellulare, (nutrimento ed eliminazione = respirazione cellulare alterata = metabolismo alterato = malnutrizione cellulare e tissutale assicurata), producendo successivamente infiammazione nei tessuti e stress ossidativo cellulare e per caduta immunodepressione, e parallelamente alterazione anche del sistema enzimatico per la precedente alterazione della flora battericapH digestivo non regolare (e quindi l’organismo e’ mancante di minerali e vitamine ed in stato di acidosi), in quelle condizioni esso e’ molto facilmente parassitato da certi, parassiti,  batteri e funghi (candida) i quali producono anche tossine ed ulteriori infiammazioni: Ma tutto cio’ e’ “gestito” come Causa primordiale daiConflitti Spirituali (consci ed inconsci) e dall’intenso stress  del vissuto.
    Il Cancro quindi e’ una malattia MULTIFATTORIALE.
    Quindi il medico, il terapeuta od il soggetto stesso DEVONO operare seguendo la stessa strada percorsa per l’ammalamento.
    Cioe’ devono lavorare per disintossicare il malato + disinfiammare l’organismo ed i tessuti interessati, ripristinare il pH digestivo, e normalizzare le digestioni + il malassorbimentosempre presente nel malato ed eliminare quei parassiti, batteri e funghi, che hanno proliferato in modo abnorme, per mancanza dei loro antagonisti + rinforzare il sistema immunitario SEMPREcompromesso in TUTTI i malati, cancerosi compresi ed eliminare i Conflitti Spirituali (quali Vere Cause) e lo stress esistenti, oltre a lavorare sul metabolismo alterato per ridurre ed eliminare lostress ossidativo cellulare e quindi quello tissutale, sempre presenti in qualsiasi malattia e specie nel cancro, per i danni alla microcircolazione indotti dalle intossicazioni piu’ o meno intense.

    tratto da: 

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