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sabato 10 maggio 2014

Vitamina C e cancro


Una serie di articoli, e relativi link, che trattano il ruolo della vitamina C nella cura del cancro






1. La vitamina C in vena uccide le cellule cancerose. 

di Bill Sardi http://www.askbillsardi.com
traduzione da www.rense.com/general67/intra.htm a cura di Stefano Pravato


Il perossido d'idrogeno (acqua ossigenata) viene versato sulle ferite per uccidere i germi. I ricercatori hanno evidenziato che elevate dosi di vitamina C, se somministrata per via endovenosa, può elevare i livelli di perossido d'idrogeno (H2O2) all'interno delle cellule cancerose e ucciderle. La vitamina C endovena ha inoltre ucciso germi e può essere un'efficace terapia per malattie infettive. 
Di fronte ad un crescente numero di evidenze sperimentali, i ricercatori del NIH (National Institutes of Health) ammettono oggi che la vitamina C endovena può essere un trattamento efficace per il cancro. L'anno scorso gli stessi ricercatori ottennero uno studio simile ma i media non ne diffusero notizia. 
L'ultimo studio, pubblicato nei Proceedings of the National Academy of Sciences, conferma il lavoro del premio Nobel Linus Pauling che condusse ricerche sul cancro e la vitamina C negli anni '70. Allora gli studi di Pauling vennero screditati da ricerche mal condotte nella Mayo Clinic.
A differenza degli altri farmaci, la vitamina C endovena uccide selettivamente le cellule cancerose e non quelle sane, oltre a non avere tossicità. La capacità della vitamina C endovena di uccidere cellule di linfoma giunge ad una rimarchevole percentuale di quasi il 100% a concentrazioni facilmente ottenibili nel siero sanguigno. 
Per ragioni inesplicabili, i ricercatori del NIH continuano a sostenere che alte dosi di vitamina C orale producono un limitato aumento delle concentrazioni di vitamina C nel siero sanguigno. Ciononostante, il loro studio precedente del 2004 mostrava che la vitamina C per bocca può portare a concentrazioni nel sangue tre volte superiori a quanto ritenuto possibile fino ad allora. Un fatto, questo, che contraddice le attuali dosi RDA per la vitamina C. [Annals Internal Medicine 140:5337, 2004]
I ricercatori del NIH evitano di ritrattare la vecchia posizione secondo cui gli umani non possono beneficiare di alte dosi supplementari di vitamina C presa oralmente. 
Il NIH non offre inoltre spiegazione del perché ci siano voluti 35 anni per confermare il lavoro di Linus Pauling.

Copyright © 2005 Bill Sardi Word of Knowledge Agency, San DimasCalifornia. Not intended for commercial use or posting on other websites. Permission to reprint should be obtained from the author. 
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La vitamina C tiene a bada il cancro e rafforza gli effetti della chemioterapia.

http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2014/02/09/news/lo_studio_la_vitamina_c_tiene_a_bada_il_cancro-78110695/


LA VITAMINA C, somministrata per via endovenosa, potrebbe  'rafforzare' le terapie contro il cancro. Alti dosi di questa sostanza naturale potrebbero incrementare l'effetto della chemioterapia. Lo rivela uno studiostatunitense dell'Università del Kansas, appena pubblicato sul giornale Science Translational Medicine. I ricercatori  hanno sperimentato una cura a base di vitamina C sui topi e su un gruppo di pazienti, ottenendo risultati promettenti. Ora sono convinti che con il tempo sia possibile creare un trattamento antitumorale.

I primi test negli anni '70. Non è la prima volta che terapie a base di vitamina C vengono presentate come possibili cure antitumorali. Negli anni '70 il chimico Linus Pauling fu uno dei primi ad avere un'intuizione in questa direzione. Sosteneva che alte dosi di acido ascorbico erano in grado di trattare molti tipi di tumore. Ma le sperimentazioni per verificare le sue teorie non sono andate a buon fine. Si è scoperto infatti solo tempo dopo che la vitamina C che si assume per bocca viene rapidamente espulsa dall'organismo. Dopo anni, lo studio dell'Università del Kansas rivela che se assunta per via endovenosa questa sostanza viene assorbita dal corpo e riesce a "uccidere" le cellule cancerogene, senza danneggiare quelle sane.

Il test in laboratorio. I ricercatori dell'Università del Kansas hanno lavorato in laboratorio isolando cellule cancerogene umane. Si sono concentrati su casi di tumore all'ovarico. Poi hanno studiato il trattamento su cavie da laboratorio e pazienti con cancro alle ovaie in stato avanzato. Nei successivi trial clinici hanno scoperto che le cellule cancerogene reagiscono in modo positivo alla cura a base di vitamine. Le iniezioni di vitamina C sono state somministrate nel corso della chemioterapia. In parte dei pazienti sono diminuiti gli effetti secondari della chemio. Nei topi il trattamento a base di vitamina C combinato con la chemioterapia ha rallentato il tumore.

"Cure a basso costo". E' ancora presto per parlare di una cura, ma questo studio apre una via per nuovi trattamenti contro il cancro. "I pazienti cercano un metodo sicuro e poco costoso per affrontare la malattia - ha spiegato alla Bbc Jeanne Drisko, fra gli autori della riceca - . Siamo di fronte ai primi risultati della sperimentazione, ma siamo convinti che le iniezioni di vitamina C possono avere un effetto importante". Drisko è convinta che possa nascere una cura 'a basso costo'. "Anche perché la vitamina C non può essere sottoposta a brevetto e per questo le grosse case farmaceutiche non sono interessate a studiare trattamenti - dice - . Lo dovranno fare le autorità competenti".

"Servono altri test".Gran parte degli esperti concordano nel dire che servono ancora altre verifiche per essere sicuri che la vitamina C possa diventare una cura efficace per tenere a bada il cancro. Secondo Kat Arney, del Cancer Research nel Regno Unito, anche se lo studio statunitense offre risultati promettenti, per ora è stato provato solo su 22 pazienti. "E' difficile capire se le dosi massicce di Vitamina C abbiano o meno effetto sulla sopravvivenza del paziente, ma è molto interessante vedere che ha ridotto gli effetti secondari della chemioterapia - spiega Arney - . Ogni cura contro il cancro ha bisogno di essere sottoposta a trialancora più ampi per dare maggiore sicurezza della sua efficacia. Servono ancora più sperimentazioni in questa direzione".




La vitamina C come trattamento anticancro?

Chiara Palmerini

http://www.focus.it/scienza/salute/la-vitamina-c-come-trattamento-anticancro_C12.aspx

La vitamina C, somministrata per via endovenosa in quantità equivalenti a quelle contenute in 2000 (duemila!) arance, potrebbe costituire un’arma in più nell’arsenale delle terapie contro il cancro. È quanto ipotizza uno studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine: alte dosi di vitamina C renderebbero più efficace la chemioterapia e allevierebbero i suoi effetti collaterali.

Non è certo la prima volta che la vitamina C viene tirata in causa come possibile terapia antitumorale. Alla fine degli anni ’70, Linus Pauling, due volte vincitore del premio Nobel (per la chimica nel 1954 e per la pace nel 1962) sosteneva che alte dosi di acido ascorbico, altro nome del composto, erano in grado di prevenire o trattare molti tipi di tumore. Quella di Pauling è stata una vera e propria ossessione sui benefici dell’acido ascorbico. Ma gli studi clinici organizzati per verificare la sua teoria non hanno mai trovatoalcun risultato positivo. Da allora la vitamina C è stata abbandonata dalla medicina ufficiale, anche se trova ancora cittadinanza, più che altro cometerapia di supporto, nella medicina alternativa. 

Altissime dosi

Nel nuovo studio, Qi Chen e colleghi della University of Kansas hanno prima esaminato l’effetto dell’acido ascorbico in laboratorio su linee cellulari di vari tumori (su cui ha dimostrato un effetto tossico), poi l’hanno somministrato per via endovenosa e a dosi altissime, da dieci a cento volte superiori a quelle normalmente presenti nell’organismo, a topi in cui erano stati indotti tumori dell’ovaio, e trattati con farmaci chemioterapici classici, il carboplatino e il paclitaxel. Negli animali alla cui chemioterapia era stata aggiunta la vitamina C i tumori si sono ridotti assai più che in quelli sottoposti alla sola chemioterapia. 

Il trattamento è stato sperimentato anche su un piccolo gruppo di malati di cancro in fase avanzata, 25, sottoposti a chemioterapia, per vedere se la vitamina C ad alte dosi era tollerata. Apparentemente sì: i pazienti non avuto effetti collaterali dalla vitamina, ma hanno sopportato meglio la chemioterapia, dichiarando di avere avuto meno nausea e fatica.

Di nuovo sotto esame
Sulla base di questi risultati promettenti, gli autori dello studio sostengono che il caso della vitamina C come trattamento anticancro vada riesaminato. La mancanza di efficacia emersa nei vecchi studi – sostengono – potrebbe essere dovuta al fatto che la vitamina era somministrata per via orale. In questo modo, solo una piccola quantità viene assorbita dall’intestino, ma la maggior parte viene eliminata dai reni. La somministrazione per via endovenosa, invece, riesce a far salire la concentrazione di acido ascorbico nel sangue a livelli impossibili con l’assunzione orale. 

Non è neppure chiaro in che modo la vitamina C svolga la sua azione, e anche questo ha contribuito alla scarsa fiducia che potesse davvero funzionare. L’acido ascorbico è noto per essere un antiossidante, cioè una molecola che combatte l’azione dei radicali liberi. Proprio per questo motivo, si è ragionato che il suo effetto logico dovrebbe essere di indebolire l’efficacia della chemioterapia boicottando il suo effetto ossidante sulle cellule tumorali. Da questo studio sembrerebbe esattamente l’opposto. 

Gli scienziati ipotizzano che la vitamina C somministrata in vena e ad alte dosi agisca in realtà proprio come ossidante, cioè aiuti le sostanze chemioterapiche nell’opera di danneggiamento delle cellule tumorali, risparmiando però quelle sane. 

Interrogativi che andrebbero sciolti con altri studi. Il problema è chi potrebbe essere interessato a finanziarli, dato che la vitamina C costa poco e non è brevettabile. L’unica è che, come chiedono gli autori dello studio, entrino in gioco enti pubblici.






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